I gatti hanno sette vite. Ora abbiamo le prove

Si dice che abbiano sette vite o nove, a seconda dei paesi. Il fatto è che non si tratta di una credenza, ma di una realtà della quale si è occupata anche, qualche anno fa, la prestigiosa rivista «Nature», in un articolo dal titolo significativo: «Perché i gatti hanno nove vite?». E anche più di nove ha dimostrato di averne Smokey, l'eroico gatto australiano di cui sa parlando tutta la stampa perché è riuscito a sopravviver nonostante gli abbiano sparato per ben tredici volte alla testa, e a ritrovare la via di casa. La storia, quasi incredibile ma ottimamente documentata, è accaduta nella cittadina di Maryborough, central Victoria. (Australia) dove un gatto di nove anni si è allontanato da casa per tre giorni e, mentre i proprietari pensavano ormai di averlo perso, si è presentato traballante e pieno di sangue davanti alla porta di casa. Portato immediatamente in una clinica veterinaria, i medici sono rimasti allibiti, dopo avere constatato la presenza di tredici pallini, sparati a corta distanza tramite una carabina, sul muso e nella testa del gatto. Con un lungo e delicato intervento, i sanitari sono riusciti ad estrarre undici dei tredici proiettili e Smokey è ora ricoverato in prognosi riservata, ma con ottime speranze di sopravvivere.
Per Hugh Wirth, presidente della Società Reale per la Prevenzione della Crudeltà contro gli Animali nello stato di Victoria, ha affermato di essere sicuro circa la provenienza dei delinquenti: «Si tratta - ha detto alla stampa - di giovani maschi tra i 18 e i 20 anni di età, un modello di delinquenza che vediamo ripetersi in tutta l'Australia e che dovrebbe essere contrastato unicamente con la galera».
Smokey ce la farà, ma si sarà giocato tutte le sue nove (o sette) vite e, a proposito di questo, riprendiamo l'articolo di «Nature» nel quale si dimostra che il famoso detto popolare non è una leggenda metropolitana, ma ha solide basi scientifiche. Lo studio di una «malattia» chiamata High Rise Syindrome (Sindrome della caduta dall'alto) è all'origine del proverbio che vuole il felino domestico quasi indistruttibile. Spieghiamo. È noto che uomini, cani e altri animali, che cadono dall'alto vanno incontro a gravissimi traumi e spesso alla morte, anche se la caduta avviene da balconi, ponteggi o altre strutture relativamente basse. Spesso, basta un secondo piano per finire al creatore. Il gatto, grazie a un mirabile apparato vestibolare (quello che presiede all'equilibrio) integrato con determinati organi cerebrali, è capace di camminare elegantemente su un cordolo di cinque centimetri ad altezze vertiginose, senza scomporsi minimamente. Se poi dovesse cadere, magari tentando di afferrare un uccello in volo, assistiamo al paradosso per cui, entro certi limiti, si fa più danni un gatto che cade dal terzo o quarto piano piuttosto che dal quinto o settimo. Come è possibile? La caduta (su materassi ovviamente) è stata filmata e analizzata. Il gatto che cade da altezze notevoli, entra in uno stato di shock transitorio che gli toglie qualunque rigidità articolare e distende tutte e quattro le zampe distribuendo così la caduta su tutto il corpo. Forse qualche frattura la rimedia, ma di entità lieve. Il gatto che cade dal primo secondo piano non si fa proprio nulla. Dal terzo al quarto invece non fa in tempo ad entrare in quello stato di shock, si irrigidisce e probabilmente si frattura arti, ossa nasali e palato molle. Si tenga conto che i gatti derivano evoluzionisticamente da felini che stavano sulle piante, abituati a «volare», a differenza di cani e uomini.
Ecco spiegate le tante vite del gatto, di cui però non abusare. Se Silvestro non sta bene, di corsa dal veterinario, perché quando si ammala sul serio fa presto a bruciarle tutte.