«I matrimoni gay sono contro la Costituzione»

L’accusa di due giudici: nello statuto si parla esplicitamente di «uomo» e «donna». E il ministero li zittisce: non avete potestà

Federica Artina

A un mese dall’entrata in vigore della legge che consente le unioni omosessuali in Spagna non sono solo rose e fiori che accompagnano le unioni nei municipi tra l’oceano e i Pirenei. Negli ultimi dieci giorni, infatti, due giudici hanno sollevato l’obiezione che il testo della legge sarebbe incostituzionale. La prima fu Laura Alibau, titolare del tribunale di Denia (Alicante), seguita sabato da Francisco Javier García, in servizio al tribunale di Telde (Gran Canaria), che ha bloccato ben tre procedimenti matrimoniali in un colpo solo. Entrambe muovono il loro ricorso in merito agli articoli 44 del Codice Civile - quello modificato dalla legge del 1 luglio -, giudicandolo in evidente contrasto con il 34esimo punto della Costituzione.
Il raffronto è immediato: se nel Codice Civile «Il matrimonio avrà gli stessi requisiti e effetti qualora i contraenti siano dello stesso sesso o differente», la Costituzione specifica che «l’uomo e la donna hanno diritto a contrarre matrimonio con piena uguaglianza giuridica». Una presa di posizione del tutto lecita, in fondo. Eppure i due giudici sono stati immediatamente richiamati all’ordine dagli organi superiori della magistratura spagnola e messi a tacere da Pilar Blanco-Morales, responsabile della Direzione generale dei registri e del notariato, che dipende direttamente dal ministero della Giustizia, con un insindacabile «non è di vostra competenza». Di tutt’altro parere invece l’Associazione professionale della magistratura, il cui portavoce ad Alicante José Manuel Suárez ha difeso a spada tratta la Alibau e García: «Se l’indipendenza di un giudice che vuole compiere il suo dovere viene aggredita in questo modo dalle istituzioni, allora sono seriamente preoccupato per la democrazia in questo Paese». La Feltg, lega che rappresenta i diritti di gay e lesbiche in Spagna, ha invece parlato proprio di «prevaricazione» da parte dei due giudici e di «atti che provocano e legittimano l’anarchia». D’altra parte lo stesso ministero di Giustizia sembra dare man forte agli omosessuali, denunciando la «mancanza di legittimazione degli incaricati del Registro Civile per promuovere questioni di incostituzionalità», negando quindi le potenzialità giurisdizionali dei giudici stessi, che si devono limitare a «applicare e leggi e non a discuterle».
Tra velenose reazioni e dure polemiche l’eccezione di incostituzionalità sta però compiendo il suo corso: la Corte Costituzionale entro un mese deciderà se la mozione può essere considerata valida. In questo caso la normativa verrà automaticamente ridiscussa al Congresso, in Senato, e dalla Procura Generale dello Stato. Il polverone riguardo la legittimità della nuova legge a favore delle unioni omosessuali non giunge inaspettato in territorio spagnolo: furono molti, infatti, i sindaci che ancora prima dell’entrata in vigore della normativa espressero il loro dissenso e la loro determinazione nel non celebrare matrimoni tra omosessuali. Tra questi il più duro fu Luís Fernando Caldentey, che definì gli omosessuali «persone tarate con disturbi fisici e psichici». A tutti rispose María Teresa Fernández de la Vega, vicepremier del governo Zapatero, che suggerì ai «dissidenti» di raggirare il problema invitandoli a delegare gli altri consiglieri meno scrupolosi a celebrare i matrimoni al loro posto. «L’importante è che i cittadini possano esercitare i loro diritti, che nessuna remora morale può cancellare» fu il suo pacifico commento.