I medici di famiglia insegnano a Montaldo come ridurre le liste di attesa di cardiologia

I medici di famiglia insegnano a Montaldo come ridurre le liste di attesa di cardiologia

«Invece di ridurre il tempo di ogni singola visita cardiologica, sarebbe bene che venissero selezionati meglio i pazienti all’origine. Il nostro progetto punta proprio a questo obiettivo». Non ha dubbi Angelo Canepa, presidente provinciale Fimmg, federazione dei medici di medicina generale, che propone alla Regione una soluzione per le liste di attesa. E ben lontana da quella scelta da Regione e Asl 3 che consiste nel ridurre le visite cardiologiche da trenta a venti minuti, per eseguirne di più in una giornata. Sono proprio i medici di base, invece, ad avere il primo contatto con i pazienti, e sono dunque i primi in grado di stabilire alcune priorità. Anche grazie al progetto di telecardiologia che da diverso tempo coinvolge cento medici di base genovesi che ogni anno eseguono quasi «a domicilio» almeno 8mila cardiogrammi. «Noi eseguiamo il cardiogramma nel nostro studio e inviamo il tracciato via fax all’ospedale dove il cardiologo lo esamina e invia in tempo reale il referto al paziente che abbiamo di fronte - precisa Canepa -. A questo punto diventa semplice per il medico, che conosce bene il suo paziente, stabilire se quest’ultimo deve essere approfondita la diagnosi». Nel «disciplinare tecnico della ricetta» della Asl3 è già stabilito che qualora un medico di base richieda una visita specialistica o un esame clinico ne indichi l’urgenza con uno dei quattro codici tra «urgente», «breve», «definita» e «programmata». «Nel primo caso si va diretti al pronto soccorso, negli altri la prestazione sanitaria va eseguita entro dieci giorni oppure in 30 giorni o entro sei mesi», spiega Canepa. Basterebbe ciò a effettuare già un reale discrimine tra le visite urgenti e quelle rimandabili. «Invece noi abbiamo chiesto alla Regione di poter partire, al più tardi a gennaio, con un collegamento diretto con i cardiologi, per far eseguire le visite con questi criteri che non vengono ancora applicati».
«La regione fa le cose a metà - lancia l’affondo Canepa - perché le regole e gli strumenti esistono già, ma non vengono applicati a dovere». Con il progetto a regime con i medici disponibili oggi sono almeno 100mila i genovesi che dovrebbero risolvere i problemi dell’approccio con le patologie cardiologiche. Sono circa mille pazienti per ognuno dei cento medici che usano la telecardiologia. E non basta. Un progetto analogo è in corso di definizione anche con gli ortopedici e gli oculisti.

Commenti