I ministri battono cassa: più fondi Berlusconi media con Tremonti

RomaPollice e indice chiusi sugli occhiali, Giulio Tremonti scrolla la testa. D’altra parte, Michela Vittoria Brambilla è solo l’ultima in ordine di tempo e il titolare dell’Economia è ormai abituato a quelli che con sempre più frequenza definisce «assalti alla diligenza». Nonostante il rituale sia ben noto, però, quando in Consiglio dei ministri la rossa fondatrice dei Circoli della libertà chiede «maggiori risorse» per «un’adeguata politica del turismo» aggiungendo pure di aver inviato delle proposte agli uffici di Via XX Settembre, i presenti puntano gli occhi sul ministro dell’Economia e attendono la risposta. Molti di loro, infatti, hanno fatto richieste simili, chi direttamente a Tremonti chi per il tramite di Gianni Letta. La replica arriva a stretto giro: «Certo non posso alzare le tasse per dare più soldi al Turismo...». Insomma, un altro no.
Già, perché la lista dei ministri in pressing su Tremonti è davvero lunga, al punto che a fare un conto totale delle richiese si arriverebbe intorno ai 12 miliardi di euro. Ragionevole, dunque, che il titolare dell’Economia ci tenga a stringere i cordoni, anche perché - è il ragionamento - dire sì a uno significa dire sì a tutti. Il problema, però, non sembra essere solo contabile. Perché se c’è un gruppetto di ministri più giovani - tra cui Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Raffaele Fitto - che cerca di superare il rigore tremontiano anche con la diplomazia di Gianni Letta, i più sono già andati a bussare diverse volte alla porta di Silvio Berlusconi. Che, come l’anno scorso, ascolta lamentele e rimostranze e promette la mediazione. Ma, raccontano a Palazzo Chigi, inizia anche a spazientirsi visto che - faceva presente nei giorni scorsi il premier in privato - ogni volta che si apre questo capitolo «Giulio inizia a dirmi che si dimette». E chissà se l’ha fatto anche giovedì mattina a Palazzo Grazioli, quando - presenti Berlusconi e Letta - il ministro degli Affari regionali Fitto ha sollevato il problema dei fondi agli enti locali, in particolare quelli da destinarsi alla sanità regionale. «I conti sono questi, margini non ce ne sono», è stata la replica di Tremonti. Che nella corsa al rigore ieri pare aver incassato un primo risultato sul capitolo Difesa. Se la missione in Afghanistan non è infatti in discussione, Berlusconi sarebbe intenzionato ad ascoltare il ministro dell’Economia e la Lega e ridimensionare drasticamente le altre missioni di pace, dal Libano al Kosovo passando per la Bosnia.
Insomma, che la crisi si stia facendo sentire anche sulle casse dello Stato e che Tremonti abbia dunque le sue buone ragioni è fuor di dubbio. Eppure, spiega un ministro ex An, «anche noi dobbiamo difendere gli interessi del dicastero che siamo stati chiamati a guidare altrimenti non faremmo bene il nostro lavoro». Normale dialettica politica, insomma, in vista dell’incontro sulla Finanziaria di lunedì con parti sociali ed enti locali e del Consiglio dei ministri di martedì che si occuperà proprio della manovra per il 2010. O forse qualcosina in più, se non sono pochi quelli che lamentano con il Cavaliere il fatto di non avere avuto da Via XX Settembre alcun ritorno sull’entità dei fondi che riusciranno ad ottenere. A fare il seguente ragionamento, off record per ragioni evidenti, sono ben quattro ministri: «Fino a oggi non abbiamo visto un numero e anche martedì, sono pronto a scommettere, non si andrà oltre le cosiddette “linee guida”». D’altra parte, non è un segreto che il ministero dell’Economia sia l’unico a presentare raramente (e spesso senza indicare la copertura) i suoi provvedimenti in preconsiglio, la riunione presieduta da Letta con i capi di gabinetto e dei servizi legislativi dei dicasteri che «prepara» il Consiglio dei ministri.
Sulla scrivania del premier, dunque, è probabile che continueranno a piovere richieste di intercessione ancora per molti giorni. Da Stefania Prestigiacomo, che per il prossimo triennio chiede per l’Ambiente risorse aggiuntive per 3,5 miliardi, a Ignazio La Russa, convinto che la Difesa necessiti almeno di 1,5 miliardi in più, passando per Mariastella Gelmini, decisa a ottenere per l’Istruzione altri 1,8 miliardi.