I morti salgono a 500. La Santa Sede: orrore e preoccupazione per i cristiani

Si aggrava drammaticamente il bilancio dei massacri in Nigeria. In quella che è purtroppo solo la più recente puntata di una sorta di faida tribale che assume anche i contorni dello scontro interreligioso tra musulmani e cristiani sarebbero morte circa 500 persone e non 300 come risultava dalle informazioni giunte domenica dal Paese africano.
Le vittime sono di religione cristiana, abitanti di tre villaggi dello Stato centrale di Plateau appartenenti all’etnia Berom. I loro assassini sono nomadi di religione musulmana, dediti alla pastorizia. «Gli assalitori sono arrivati all’improvviso sparando in aria proprio per far uscire la gente dalle case - aveva riferito domenica il responsabile della Lega dei diritti umani a Jos, Gad Peter -. Erano organizzati, hanno attaccato simultaneamente da varie direzioni, hanno incendiato le case e ucciso donne e bambini. Adesso Dogo Nahawa è un villaggio fantasma». L’assalto dei pastori di etnia Fulani sarebbe una rappresaglia dopo i fatti del gennaio scorso, quando a Jos gli scontri interreligiosi provocarono 464 vittime, in gran parte islamici.
Il capo di Stato nigeriano ad interim Goodluck Jonathan, preoccupato per il dilagare della violenza, ha posto in stato d’allarme l’esercito del Plateau e degli Stati confinanti, con l’ordine di «catturare i responsabili delle violenze e contrastarne il propagarsi oltre il confine». È stato annunciato l’arresto di 95 persone e la situazione, ora, sarebbe tranquilla.
La Santa Sede ha espresso «preoccupazione e orrore» per i massacri in Nigeria, pur sottolineando che si tratta primariamente di scontro sociali e non religiosi. Anche il governo italiano ha condannato le terribili violenze. «Siamo sempre più preoccupati per le centinaia di cristiani uccisi», ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha ricordato di essersi fatto portatore di una risoluzione dell’Unione europea per tutelare i diritti dei cristiani nel mondo.

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