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I non musulmani si rivolgono ai tribunali islamici: sono più veloci

I tribunali britannici? Non troppo diversi da quelli italiani: sono lenti. Così, da quando in Gran Bretagna è stato varato l’Arbitration Act, una norma che riconosce il valore legale di una sentenza emessa da un tribunale arbitrale purché i soggetti giudicati ne riconoscano l’autorità, è cominciato un fenomeno che è in lenta ma costante crescita: anche cittadini britannici non musulmani si rivolgono al tribunale dell’arbitrato islamico per risolvere dispute commerciali e civili.
Il fatto che le leggi applicate in questa particolare corte di giustizia non siano quelle britanniche, ma quelle islamiche (più conosciute sotto il nome arabo di Sharia) non sembra rappresentare un grosso ostacolo per quanti privilegiano l’aspetto della rapidità del giudizio: i tribunali islamici, insomma, si sbrigano prima e badano meno alla forma.

Ci sono aspetti che dovrebbero indurre alla prudenza, come il fatto indiscutibile che i giudici musulmani non attribuiscono alle donne gli stessi diritti di cui godono gli uomini: per esempio in caso di eredità le figlie femmine ricevono regolarmente meno dei maschi, mentre in caso di violenze domestiche i mariti maneschi finiscono spesso col cavarsela. Ma tant’è: il 5% delle sentenze emesse da tribunali islamici in Gran Bretagna riguarda soggetti non musulmani, e la tendenza è in crescita.

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