«I problemi nascono quando i detenuti escono dal carcere»

L’indulto è una realtà, ora c’è da fare i conti con le conseguenze. In Liguria si stima possano lasciare il carcere circa 500 detenuti, 250 dei quali dal solo penitenziario di Marassi. Cosa potrà accadere di fronte a questa ondata di scarcerazioni? Due campanelli d’allarme li fanno suonare da un lato Gianni Plinio, capogruppo di Alleanza nazionale in Regione, dall’altro Roberto Martinelli, segretario generale del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria.
Plinio chiede al sindaco di Genova Giuseppe Pericu di non distogliere risorse finalizzate all'assistenza ad anziani, disabili e famiglie disagiate per sostenere il reinserimento sociale dei detenuti che, grazie all'indulto, usciranno dagli istituti di pena e di reclamare presso il Governo i fondi necessari all'operazione. «Prima vengono i diritti dei cittadini genovesi onesti ed in condizioni di bisogno - incalza Plinio -. Non è consentibile che per reinserire i detenuti che chiedono casa, lavoro ed assistenza si vadano a tagliare i fondi alle altre categorie deboli. A pagare il prezzo dell'indulto sarà soprattutto la gente per bene anche in Liguria ed a Genova. Infatti la maggior parte di chi esce sono soggetti dediti al borseggio, alle rapine ed al furto in abitazione che, complice la stagione estiva e le città deserte, si troveranno nelle condizioni ottimali per commettere nuovi reati soprattutto ai danni di anziani per cui spero che i vertici delle forze dell’ordine terranno massimamente alta la guardia».
La preoccupazione di possibili «ricadute» è sollevata anche dai poliziotti penitenziari. «L’indulto determinerà ovviamente un parziale alleggerimento delle drammatiche condizioni di lavoro del personale di polizia penitenziaria - scrive Roberto Martinelli - considerato che l'attuale sovraffollamento ricade principalmente proprio sui poliziotti penitenziari, che sono impiegati nelle sezioni detentive 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, con notevole stress psico-fisico. Ma è necessario che gli organi istituzionali territoriali fronteggino l'uscita anticipata di tante persone dal carcere fornendo un valido supporto sociale che li allontini dalla vita criminale e delinquenziale, altrimenti tra sei mesi - e forse meno - tornerà tutto come prima».

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