Ha volato a lungo per trovare una sede degna. Finché si è posata nel giardino di Villa Cusani Tittoni Traversi a Desio per festeggiare con la mostra "L'Ape Maia. 50 anni in volo", realizzata da Fondazione Franco Fossati e WOW Spazio Fumetto che dopo essere stato sfrattato dal Comune da viale Campania a Milano, qui ha per ora trovato una sua nuova sede. Aperta tutti i weekend da oggi all'8 febbraio (dalle 10 alle 19, ingresso libero), l'esposizione si trova nelle sale di rappresentanza dell'edificio settecentesco progettato dal Piermarini. Lì racconta tutta la sua storia, dalle origini letterarie al successo del cartone animato perché da brava ape ama i fiori e qui anche il giardino è del Piermarini che, con il botanico Luigi Villoresi, fu lo rese uno dei primi esempi italiani di paesaggio "all'inglese". Nel 1828, poi, venne affidato alle cure di Giovanni Casoretti e diventò uno dei giardini più rinomati e visitati della Lombardia ottocentesca, meta privilegiata per le passeggiate di Stendhal o Vincenzo Bellini. Ecco quindi che la mostra, a cura di Luca Bertuzzi e Enrico Ercole, apre oggi con una grande festa aperta al pubblico: dalle 15 in Sala convegni saranno esposti gli scatti delle Art Figures di Maia con lo show "L'Ape Maia. Il musical". La mostra è un viaggio tra illustrazioni, tavole originali, riviste e pezzi rari che mostra come nel tempo (trasmessa per la prima volta in Giappone nel 1975 arriva in Italia nel 1980), quest'icona sia diventata un simbolo di allegria, fantasia e meraviglia senza età. "Vola, vola, vola l'Ape Maia" era l'indimenticabile sigla cantata da Katia Svizzero, celebrata in mostra dal disco 45 giri. Quotidiani e settimanali dedicano articoli e segnalazioni alla nuova, simpatica eroina. In mostra saranno così esposte riproduzioni di articoli e riviste, tra cui Topolino e TV Sorrisi e Canzoni. E non solo: con il cartone animato arrivano in Italia anche i fumetti.
Le storie di Tv Junior erano realizzate in Italia e quelle dedicate a Maia erano curate dallo Studio Bierreci, fondato a Rapallo nel 1968. Le matite erano di Enzo Marciante, mentre le inchiostrazioni erano affidate a Luciano Bottaro e Giorgio Rebuffi. In mostra saranno esposti i loro preziosi originali insieme a quelli di Oskar.