«I Tesoro non sono mitomani, ma Cairo scappa»

Prima Raffaele Ciuccariello, poi la società Meleam, ora Savino e Antonio Tesoro. Contatti, telefonate, parole, accordi, prime pagine, interviste, poi più nulla. Cairo vorrebbe cedere il Torino, l’ha detto esplicitamente non più tardi di un mese fa, ma finora ha dimostrato il contrario. Oppure, ora che i granata sono tornati in corsa per un posto nei playoff, preferirebbe vendere la società quest’estate, magari dopo la promozione in serie A: il giochino sarebbe molto più remunerativo.
Sarà. Intanto, tutti quelli che hanno bussato negli uffici di Cairo sono rimasti scottati. Gli ultimi dell’elenco sono Savino e Antonio Tesoro, padre e figlio, imprenditori del settore siderurgico e immobiliare, già a capo della Pro Patria, società di Busto Arsizio, campionato di Lega Pro, la vecchia serie C. Già, ma vuoi mettere con il Torino? «Siamo stati ingolositi dalla possibilità di prendere il Toro», ammette il figlio Antonio. Però adesso tutto tace.
È il padre a spiegare come sono andate le trattative: «Non abbiamo ricevuto né risposte tecniche, né niente. Ci siamo sentiti la prima volta attraverso un intermediario. La domanda che gli ho fatto subito e che gli ho sempre ribadito era se Cairo avesse realmente la volontà di vendere: la risposta era affermativa. Due settimane fa abbiamo incontrato Cairo a Milano e la mia domanda era sempre la stessa: la volontà continuava ad esserci. Sono state 3 ore d’intenso colloquio, dopo le quali ci siamo lasciati con la promessa di sentirci nel giro di qualche giorno. Fino al lunedì successivo al nostro incontro Cairo non ha dato segnali, così il martedì ho deciso di chiamare io, senza però ricevere risposta. Da quel momento ho ritenuto giusto smettere. Per me era palese che le intenzioni iniziali di vendita, fossero svanite in una bolla di sapone. Forse c’è stato un fraintendimento, non lo so. Il nostro interesse non è terminato, ma non so il nostro futuro quale sarà».
Dietro l’improvvisa retromarcia di Cairo ci sarebbe l’intenzione dell’editore di vendere «solo a qualcuno più ricco e più bravo» dei Tesoro. Ma Antonio controbatte: «Non siamo dei mitomani. Se ci siamo accostati al Toro è perché ne abbiamo le possibilità economico-finanziarie. Il problema adesso è che da un po’ di tempo dalla controparte non riceviamo più notizie. Perché non presentiamo un’offerta? Se Cairo non ci comunica le cifre non possiamo fare nulla, magari poi scopriamo che ci sono 100 milioni di debiti...».
Il pallino del gioco resta in mano a Cairo. Solo lui sa quando realmente venderà la società granata. Magari tenendo sul chivalà chi in questi periodi si è detto interessato. «Se domani qualcuno dovesse chiamare, siamo ancora interessati», ha concluso Tesoro. Visto?

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