I tre «capi» d’accordo sul fallimento del Pd

Trova le differenze. Al loro primo dibattito pubblico alla Festa Democratica del quartiere Villapiana a Savona i tre candidati alla segreteria regionale del Pd Lorenzo Basso (mozione Bersani), Sergio Cofferati (mozione Franceschini) ed Ermanno Pasero (mozione Marino) sono d'accordo su quasi tutto. Dopo i botta e risposta a mezzo stampa e la discussione persino sulla data del dibattito, i tre vanno all'unisono e recitano la stessa parte. Ma la sensazione di «déjà vu», nell'assistere all'esame di coscienza e alle promesse su programmi condivisi e alleanze mature, è fin troppo forte. «Un partito che cambia segretario ogni sei mesi non ha stabilità», dichiara Sergio Cofferati sceso in campo pro-Franceschini. «Ho scelto di sostenere Dario perché riconferma il progetto in cui ho creduto fin dall'inizio e rispecchia la cultura riformista, i valori di libertà e laicità. Ha saputo contenere il naufragio che tutti ci avevano prospettato, conducendoci nonostante tutto alla inevitabile sconfitta delle amministrative e delle europee». Tocca le corde della sensibilità Ermanno Pasero, sostenitore della mozione di Ignazio Marino. «Mi sono commosso due volte nella mia vita politica - spiega -, la lettura magistrale di Marino lo scorso anno a Genova è una di queste. La sua mozione è nata alla luce delle altre due. Marino dà linfa nuova perché non proviene dalle tradizioni e non raccoglie eredità». «Il congresso serva per chiarirci - aggiunge - perché la chiarezza è quella che ancora ci manca». Fra l'altro la mozione Marino, considerata fuori dai giochi tra Franceschini e Bersani, ha raccolto proprio nei giorni scorsi a Savona l'appoggio di Giovanni Durante, che aveva rotto con il Pd all'epoca delle amministrative nel Comune di Celle. Infine Lorenzo Basso, il giovane rampante a sostegno della mozione Bersani, quella che raccoglie i maggiori consensi nella città della Torretta, e che ha ottenuto l'appoggio dei nomi noti del Pd locale e di mezza giunta comunale, fra cui il sindaco Federico Berruti. «Nell'ultimo anno il Partito Democratico è stato una delusione per gli italiani - dichiara -. Dobbiamo ritrovate l'identità, noi esistiamo perché non accettiamo le ingiustizie della società. Non dovremo solo selezionare la mozione migliore, ma raccogliere quanto di meglio è scaturito da questo dibattito».
Tutti allineati sulla riconferma di Claudio Burlando quale candidato per le prossime elezioni regionali. La Liguria, dicono, deve tornare una terra in cui i giovani possa scegliere di rimanere e che premi il talento. Sul dopo-congresso la triplice promessa sulla capacità del Pd di riunire tutte le sue anime senza commettere gli errori del passato. Come dire: non lo faremo più.