«I tribunali non tolgano al popolo il diritto di voto»

Roma«La sovranità appartiene al popolo e non alle Corti d’appello». Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, è perentorio: bisogna tutelare il diritto dei cittadini a manifestare la propria preferenza nell’urna il 28 e il 29 marzo prossimi nonostante i tribunali di Milano e Roma stiano creando non pochi grattacapi al Popolo della libertà e ai candidati Roberto Formigoni e Renata Polverini.
Il popolo, dunque, deve potersi esprimere.
«Per quante leggerezze possano esser state commesse e per quante imprecisioni formali possano emergere, non può essere compresso il bene supremo, il diritto di voto».
I suoi ex colleghi radicali la pensano diversamente.
«È triste che Pannella e Bonino sembrino non capire, ma del resto vedo che ora frequentano le piazze viola e i manettari di Piazza del Popolo...».
Sembra esser cambiato il tono delle loro proteste.
«Non comprendono che il giusto tema del rispetto delle regole si sta trasformando tra pronunciamenti a spizzichi e bocconi in una occasione di arbitrarietà e di incertezza del diritto, con ogni singola Corte d’appello dotata di un potere di vita o di morte sulla lista».
Però, non tutte le contestazioni paiono illegittime.
«Ci sono tre questioni diverse. La prima è l’assurdità delle leggi e delle procedure in vigore. Nell’era di Internet siamo ancora a costretti a riti medievali tra timbri e scartoffie. La seconda questione è che effettivamente i partiti si sono per troppi anni mossi con leggerezza. La terza questione, però, è che non possiamo affidare tutto alle “sezioni locali” del partito dei giudici. Chi mi garantisce che gli stessi criteri siano applicati in tutti i ricorsi e rispetto a tutte le liste? Non è un po’ strano che a essere colpito sia soprattutto il Pdl?».
Intanto tra Polverini e Formigoni si preannuncia una sequela di ricorsi al Tar.
«L’intero centrodestra sparirebbe dalla Lombardia. È un’assurdità enorme. È evidente che sarebbe stato meglio non trovarsi in questa situazione ed è evidente che qualche leggerezza è stata commessa, ma da qui ad affidare tutto alle toghe e a criteri che nessuno ci garantisce siano omogenei ce ne corre...».
Da ex radicale può spiegare questo cambiamento di Pannella e Bonino?
«Fanno finta di non capire che la cosiddetta “battaglia per la legalità” sta diventando un pretesto selettivo per far fuori il Pdl. Sono in gioco i diritti di tutti gli elettori, non solo degli elettori del Pdl. In altri tempi questa sarebbe stata la priorità per i veri liberali».
Sono cambiati i loro punti di riferimento?
«Ci sarà una differenza tra Sciascia e Travaglio? Ci sarà una differenza tra Tortora e De Magistris? Ci sarà una differenza tra giusto richiamo a legalità delle procedure e una ingiusta operazione giudiziaria tutta rivolta contro il Pdl? A forza di andare con Di Pietro ci si dipietrizza... Mi dicono che ora da quelle parti c’è anche grande ammirazione per Genchi. Auguri!».
Tuttavia ciò che è successo a Roma non è solo imputabile all’accanimento dei radicali. Con una tempistica diversa forse...
«Non so cosa sia accaduto sabato mattina, ma se qualcuno, chiunque sia, anche un magistrato, ha impedito fisicamente il deposito dei documenti, si tratta di un fatto gravissimo. Da che mondo è mondo, un rappresentante di lista deve poter depositare. Magari si verbalizza il suo ritardo ma non gli si può impedire il deposito neppure da parte di un magistrato. Se Repubblica ha riportato correttamente i fatti, il magistrato avrebbe chiesto ai rappresentanti delle liste, se c’erano altri in fila. È come chiedere ai tifosi dell’Inter cosa pensano del Milan...».
È anche un problema del partito.
«Non voglio nascondermi dietro un dito. Le critiche mosse dal Giornale sono serie, sono fondate. Sarebbe stato molto meglio non infilarci in questo pasticcio. Ma di questo ci sarà tempo per parlare. Ora occorre evitare che siano colpiti i cittadini».
Quando esponenti del Pdl rimandano a «dopo le Regionali», l’immaginazione corre a scenari apocalittici.
«Non c’è da inventarsi retroscena. Quello che è necessario è che tutti comprendano la portata straordinaria del patto politico tra Berlusconi e 15 milioni di italiani che hanno messo la croce sul suo nome. Il Pdl deve essere all’altezza di quella sfida. E non si può chiedere al presidente del Consiglio di fare sempre i miracoli, anche per riparare ai pasticci altrui».