Ibra A San Siro lo «aspettano» gli ultrà e Samuel

«Al Barcellona sono un giocatore nuovo. Questa è una squadra più aggressiva dell’Inter». È una delle ultime dichiarazioni di Zlatan Ibrahimovic, atteso il 16 settembre a San Siro per la sfida di Champions. E per lui tira una brutta aria. Il gesto durante Inter-Lazio rivolto al tifo organizzato non è stato digerito, il trasferimento al Barça l’ultimo schiaffo. In un clima di estrema tensione vengono letti al rovescio e non piacciono certi suoi messaggi, come quando alla vigilia di quest’ultimo derby disse: «Vinciamo noi, siamo molto più forti». Un significato di appartenenza che non gli viene riconosciuto e che lui dopo la vittoria per 4-0 ha inopportunamente avvalorato: «Il Milan? È incredibile che si sia ridotto così!». Interpretato come un giudizio non troppo benevolo nei confronti dei suoi ex compagni.
Mancano sei giorni alla partita, biglietti esauriti, popolo nerazzurro che sente la sfida come la madre di tutta la stagione e lui fa Zlatan Ibrahimovic: «San Siro? Sarà bellissimo tornarci con un'altra maglia. I tifosi? Quelli intelligenti mi applaudiranno». È incolpato d'ingratitudine perché non pronuncia mai il nome della sua ex squadra, non ha mai pubblicamente ringraziato un presidente che lo ha ricoperto di denaro, neppure un allenatore che gli ha azzerato i compagni di attacco, spedendo in Brasile Adriano, e prima ancora Suazo in Portogallo, cancellando Crespo e Cruz dai tabellini. Tutto per lasciarlo al centro della scena, che per altro gli spettava per meriti calcistici. Ibra non cambia, resta lo Zlatan che ha fatto impazzire San Siro e se la ride: «Li ho fatti vincere dopo 17 anni...».
Chi se lo prende? Probabilmente spetterà a Samuel con cui l'amicizia non è mai sbocciata. Dalla Spagna poi nuove indiscrezioni. Ibrahimovic vuole entrare nella storia del Barcellona e per farlo è disposto a sacrificare molte cose. Secondo quanto riporta il Mundo Deportivo pur di arrivare a primeggiare in Europa è disposto anche a dire addio alla nazionale svedese che potrebbe lasciare dopo i Mondiali in Sudafrica per potersi attestare su uno stato di forma ottimale in un club che gioca mediamente tre partite a settimana. Una dichiarazione d'intenti che peggiora la situazione. Il direttivo della curva Nord di San Siro si trova questa sera per decidere quale atteggiamento assumere. Nessun fischio, ma nemmeno troppe dimostrazioni di affetto, sta prevalendo questa accoglienza: «Non merita la nostra considerazione. Uno striscione, ma niente fischi», ha dichiarato uno dei capi storici della Nord che ricorda anche il bacio alla maglia blaugrana: «Se lo poteva risparmiare. Ci è sembrato un comportamento da mercenario...». Il presidente Moratti ha chiesto educazione. «Zero fischi» sembra la soluzione più saggia, e la meno probabile. Una squadra che ha vinto gli ultimi quattro campionati, tre con lui, non può avere rimpianti del passato.

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