La Iervolino: non azzererò la giunta Domenici: il Pd è un partito di correnti

Il sindaco di napoli e quello di Firenze nella bufera per la questione morale nel Pd si difendono e contrattaccano. La Iervolino. "Io credo di essere d'acciaio, per questo forse do fastidio". Domenici se la prende con il correntismo dei democratici

La Iervolino: non azzererò la giunta 
Domenici: il Pd è un partito di correnti

Roma - Domenici e Iervolino sindaci nella bufera della questione morale che scuote il Pd. Che si difendono da accuse, sospetti, nemici interni (soprattutto).
"Io credo di essere di acciaio, oltre che di ferro, e per questo forse dò un po' fastidio". Lo dice il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino, intervista dal Tg3, in collegamento dallo studio di 'In mezz'orà la trasmissione di Lucia Annunziata alla quale parteciperà insieme con il sindaco di Firenze, Domenici. In merito all'intervista al Corriere della Sera di Umberto Ranieri, per il quale la Iervolino dovrebbe azzerare la sua giunta, così come dovrebbe fare il governatore della Campania, Bassolino, il sindaco di Napoli risponde: "Vorrei dire all'amico Umberto Ranieri: perché dovrei azzerare la giunta che, al momento, così com'é composta, non vede davanti a sé nessuna pendenza giudiziaria?".
"Ad oggi non esiste nessuna inchiesta che riguarda la giunta che io guido. Ci sara', verra'? Vedremo, ma per ora non esiste", dice. "Mi viene davvero da sorridere, amaramente, pensando che alle espressioni di Tangentopoli rossa o rossa-bianca veniamo accostati io e Domenici (sindaco di Firenze, ndr), due persone che hanno attraversato la vita politica e parlamentare senza mai incappare in questioni di giustizia. La responsabilita' penale e' personale. Per quanto mi riguarda - sottolinea ancora - non e' mai esistita un'inchiesta".
Domenici: "Vorrei che il Pd diventasse un partito vero" "Strutturato, solido e radicato nel territorio, capace di rappresentare tutte le sue parti senza essere solo la somma di correnti e componenti", ha detto il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, rispondendo sempre a Lucia Annunziata. Domenici è sembrato escludere che quanto sta avvenendo a Firenze sia una conseguenza della lotta interna al Pd tra veltroniani e d'alemiani, certamente c'é un circuito politico-mediatico", ha ribadito, ma anche c'é anche "una politica debole".
"La mia iniziativa non contro il Pd" Domenici ha comunque frenato sulle motivazioni alla base del gesto di incatenarsi davanti alla sede di Repubblica. "Il mio non è stato assolutamente un gesto contro il Pd...".  Il sindaco di Firenze ha negato anche che sia stato un gesto contro tutti i giornalisti di Repubblica e Espresso, "io mi baso su alcuni articoli che ho letto e su alcune affermazioni contenute in questi". Domenici, infine, conferma di aver pensato alla protesta con uno "slancio emotivo dentro una valutazione e un calcolo razionale" e di averlo fatto "anche contro il mio carattere", ma continua a difendere la correttezza della sua amministrazione.

Confermando quanto detto ieri, Domenici ha spiegato di voler arrivare in fondo al suo mandato di sindaco, "per la mia città e per il compito istituzionale che ho. E questo lo farò anche per amore nei confronti della mia città. Ma quando finirò - ha proseguito - sono orientato a smetterla con un certo tipo di politica. E quello che ho fatto ieri deve essere visto in relazione anche a quell'intervista". Il riferimento è ad una telefonata che ieri mattina, prima della sua partenza per Roma, ha raccontato Domenici, è arrivata "alla mia addetta stampa" durante la quale un giornalista le chiedeva se lui avesse annunciato di voler lasciare la politica perché gli stava arrivando un avviso di garanzia.

"Questo è il segno della malattia in cui viviamo - ha concluso Domenici -: non è possibile fare di ogni erba un fascio. Io sono stanco di questa politica, di quest'informazione, di questo sistema istituzionale che vive dentro questa malattia".

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