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Igor Levit, il pianista star tra Eminem e la Scala

A dirigere la Budapest Orchestra, Iván Fischer. In programma il Secondo concerto di Prokofiev

Igor Levit, il pianista star tra Eminem e la Scala
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I pianisti viventi di riferimento suonano meravigliosamente, e punto. Non sono personaggi pubblici, non fanno dichiarazioni: l'arte parla per loro. Forse anche per questo li amiamo. Pensiamo a Daniil Trifonov, il re; a Martha Argerich, la dea; a Alexander Malofeev, Seong-Jin Cho, Beatrice Rana, Nikolai Lugansky, Yunchan Lim, Mikhail Pletnev. E la lista, per nostra fortuna, continua.

Ma c'è un pianista Igor Levit che, oltre ai meriti artistici, sta al centro dello star system perché figura pubblica. "Chi lo dice che per accostarsi all'arte ci si debba discostare dalla realtà?" sostiene il trentanovenne Levit, che questa sera (ore 20) suona al Teatro alla Scala con la Budapest Festival Orchestra diretta da Iván Fischer. Il programma è interamente dedicato a Sergej Prokofiev e prevede il Secondo Concerto. Fondata nel 1983 da Fischer e Zoltán Kocsis, la Budapest Festival Orchestra è relativamente giovane tra le grandi orchestre europee.

Nato nel 1987 a Ninij Novgorod, Levit lasciò da bambino la Russia con la famiglia, rifugiati ebrei approdati in Germania, dove è cresciuto e si è formato. Precocissimo, suonava già con orchestra a otto anni; la madre, insegnante di pianoforte, lo affidò a una disciplina severa, e ci perdonino i sostenitori del soft parenting ma per toccare certe vette è necessaria una formazione inflessibile.

Igor Levit è anche o soprattutto? un musicista che prende posizione e fa dichiarazioni ardite. I suoi amori musicali spaziano da Bach a Thelonious Monk ed Eminem, è impegnato contro antisemitismo ed estremismi, oltre che nelle proteste ambientali. Dopo essersi esposto con forza dopo un attacco neonazista nel 2019, ha ricevuto minacce di morte ed è stato costretto a esibirsi sotto protezione. Durante il lockdown, dalla sua casa di Berlino, è diventato una presenza globale grazie a una serie di concerti via Twitter che hanno raggiunto un pubblico vastissimo. La critica internazionale lo ha consacrato: il The New York Times lo ha definito uno degli artisti più importanti della sua generazione; nel 2020 è stato nominato Artist of the Year ai Gramophone Classical Music Awards e Recording Artist of the Year ai Music America Awards.

Altra pianista di riferimento - fanno fede le sale dove si esibisce - è la francese Hélène Grimaud (1969) attesa domani, sempre alla Scala, per il ciclo "Grandi pianisti". Il programma attraversa la Germania di Beethoven (Sonata op. 109), Brahms (op.

117 e 116) e la Ciaccona Bach-Busoni. Anche lei è impegnata nella tutela ambientale e nei diritti umani. È nota per la sua irrequietezza e le cancellazioni dell'ultimo minuto: al momento tutto confermato. Incrociamo le dita.

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