Immigrati, la sinistra ci prende gusto Dopo il muro, ecco il fosso anti-zingari

Sull’esempio di Padova, il sindaco di Schio (Margherita) fa scavare un solco di 200 metri per impedire l’infiltrazione dei nomadi colpevoli dei furti nella zona

Guido Mattioni

nostro inviato a Schio (Vicenza)

Mettiamola così, parafrasando un motto del ventennio: è il centrosinistra che traccia il solco ma è il centrodestra che lo difende. O almeno è costretto a difenderlo. Il solco, o più esattamente il fossato, lo ha fatto scavare il sindaco Luigi Dalla Via, alla guida di una giunta che oltre al suo partito, la Margherita, comprende Ds, Verdi e una lista civica. Lo scavo, lungo 200 metri, profondo uno e largo 70 centimetri, è stato eseguito la settimana scorsa sotto l'occhio vigile di carabinieri e polizia. Serve a impedire che su questo pezzo di terra, nella zona industriale di Schio, proprio in mezzo a fabbriche e sale da bowling, a filiali di banche e centri commerciali, ritornino a insediarsi scomodi vicini: nomadi dalla mano proverbialmente veloce.
Zingari che peraltro, nella provincia di Vicenza (proprio quella che da sola, con 750mila abitanti, produce tanta ricchezza quanto l'intera Grecia) sono del resto di casa - mobile, ma casa - da almeno vent'anni. Una presenza, la loro, che dopo tanta tolleranza è cominciata ad andare stretta all'amministrazione retta dal sindaco Dalla Via. Così, se il suo collega diessino di Padova, Zanonato, ha tirato su un muro d'acciaio per difendere un quartiere di gente modesta e perbene dal via vai degli spacciatori nordafricani, lui ha scelto la soluzione economicamente più conveniente e visivamente meno devastante. Con quel fosso, ora non c'è più modo di far entrare auto e roulotte. «Abbiamo sempre tentato di poter seguire con i nomadi un percorso di convivenza civile - rivendica il primo cittadino - ma due anni anni fa la decisione di due comuni vicini, Malo e Piovene, governati dalla Lega, di adottare la linea dura e di espellere alcune famiglie Rom, ha finito con lo scaricare il loro problema su di noi. Di qui un disagio crescente».
Di quale disagio si trattasse lo spiega il comandante dei vigili, Matteo Maroni. «Le aziende erano esasperate per lo stillicidio quotidiano di furti che scoprivano riaprendo i battenti e trovando reticolati tagliati o cancelli forzati». A sparire, spiega, erano le cose che servono di più ai nomadi. «Bombole di gas, batterie per auto o generatori di corrente, gasolio e riserve d'acqua», elenca Maroni. Che aggiunge come il giorno in cui sarebbe dovuto avvenire lo sgombero, i nomadi se ne erano già andati via, come fanno sempre, sapendo di tornare pochi giorni dopo. Quindi la decisione di procedere allo scavo. Quanto ai nomadi, «non si sono spostati di molto, in comune di Marano Vicentino», spiega Maroni.
E quale disagio rappresentasse quella presenza proprio lì, lo fa capire Massimo Zampieri, titolare dell'Its, una società che produce macchine utensili, nonché fondatore già nel '97 di un Comitato civico di sicurezza. «Allora - ricorda - l'emergenza era più legata alle rapine nelle ville isolate. Mentre per comprendere dove quei nomadi si erano andati ad insediare da due anni, e quindi per capire quale poteva essere il danno che erano in grado di produrre, va ricordato come la zona industriale di Schio è la prima per densità produttiva in Europa, con un'azienda ogni 5 abitanti, un'estensione di 4 milioni di metri quadri, 20mila presenze giornaliere e una gamma produttiva che va dai settori tradizionali alle componenti per lo Shuttle. Mi creda - aggiunge - nessuno vuole la repressione, ma solo che questa gente impari come si sta al mondo. Quindi benissimo all'intervento del Comune, ma solo se avrà una continuità».
Su questo punto, qualche dubbio sembra nutrirlo Marco Tolettini, consigliere comunale di Forza Italia. «Questa che appare come una soluzione bipartisan, gradita a noi come a loro, è in realtà la prima crepa in una maggioranza solo apparentemente blindata. Una crepa nella Margherita, dato che quel fossato è la sconfessione del loro assessore ai servizi sociali, Emilia Langelli, e della sua politica buonista». Ma al tempo stesso, prosegue Tolettini, apre una crepa anche con i Verdi. Che proprio all'indomani dello scavo avevano dichiarato minacciosi: «Ci armeremo di pale per coprire il buco». Per l'esponente di Forza Italia, invece, quelle pale serviranno a ben altro. «A dissotterrare - prevede - l'ascia di guerra».
Resta il fatto che tutto ciò sia successo di nuovo proprio qui, in questo Veneto ribollente e sempre più laboratorio politico e sociale. Proprio qui dove Berlusconi siglò la sua rincorsa elettorale trascinando la rivolta degli imprenditori; dove Prodi è stato fischiato in un contesto «cattolico» che avrebbe dovuto essergli amico; e dove infine, solo qualche giorno fa, un sindaco di sinistra, intelligente e di gran fiuto come Cacciari, è sceso in piazza mettendosi alla testa del popolo delle partite Iva. O meglio, del popolo veneto tout court. Quello che ogni giorno sacramenta, suda e lavora.
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