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Inchiesta sui post per Adriatici. Ma il gip: "Non c'è istigazione"

Il padre di El Boussetaoui, vittima dell'ex assessore, querela alcuni utenti social. Il pm ha chiesto l'archiviazione del caso

Inchiesta sui post per Adriatici. Ma il gip: "Non c'è istigazione"
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Istigazione a delinquere con apologia di reato: era questa l'ipotesi alla base dell'inchiesta (contro ignoti) sui commenti social a proposito della vicenda di Massimo Adriatici, l'ex assessore di Voghera appena condannato in primo grado a 12 anni di carcere per l'omicidio di Youns El Boussetaoui. Le frasi contro la vittima erano al centro di una denuncia da parte del padre, Mohamed, assistito dall'avvocato Marco Romagnoli che con la collega Debora Piazza difende la famiglia del cittadino marocchino ucciso anche nel processo principale. Ma il fascicolo va verso l'archiviazione, come chiesto dal pm. Nessuna istigazione a delinquere, ha decretato il gip Alberto Carboni nel corso dell'indagine, bensì "mera manifestazione del pensiero", seppur di approvazione di un reato.

Ecco tutta la storia. Nell'ottobre del 2025 l'avvocato di El Boussetaoui deposita la querela alla polizia Postale. Riporta che sulla pagina Facebook della trasmissione "Un giorno in Pretura", che si era occupata del caso, erano comparsi alcuni commenti contro la vittima. Questo il tenore: "Meno uno"; "Era un rifiuto umano"; "Criminale violento". E su Adriatici: "Medaglia, altro che galera"; "Ha fatto bene. Fanno entrare tutti... Siamo stanchi"; "È uno sceriffo"; "Ce ne fossero". Per il querelante, si trattava di fasi "dirette a suscitare approvazione, con il rischio di produrre emulazioni", dal contenuto "di gravissimo allarme sociale". Ancora: c'è "il rischio effettivo della consumazione di altri reati lesivi di interessi" come quelli "offesi dal crimine esaltato". Il tutto con l'aggravante dell'uso del mezzo informatico.

Da qui è nato il fascicolo aperto dal pm Isabella Samek Lodovici, appunto per il reato descritto dall'articolo 414 comma 3 del Codice penale. Durante le indagini il pm, su richiesta degli investigatori, fa istanza al gip di emettere un decreto "di esibizione" a Meta allo scopo di acquisire i "file di log" necessari all'identificazione degli autori dei post sotto accusa. Ma lo scorso novembre il gip Carboni respinge la richiesta. Spiega il giudice nel decreto di rigetto che "non ricorrono i sufficienti indizi" del reato di istigazione a delinquere.

Questo perché le frasi in questione sono "mere manifestazioni di approvazione rispetto alla condotta di un imputato (...), senza che" le stesse "creino il pur minimo concreto pericolo che vengano commessi delitti analoghi in un prossimo futuro".

In sostanza il "giudizio favorevole" nei confronti del "movente dell'autore" di un crimine non è un atto capace "di provocare l'immediata esecuzione di delitti o, quanto meno, la probabilità" che vengano commessi. In conseguenza alla decisione del gip, e restando ignoti gli autori del presunto reato, a dicembre il pm ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta.

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