Inferno in una clinica per malati terminali: una vittima e 7 feriti

UN TESTIMONE «Ho sentito la puzza poi ho visto una nuvola di fumo. Ero terrorizzato»

Inferno in una clinica per malati terminali: una vittima e 7 feriti

Un lumino acceso nella notte per vegliare una donna appena morta. Un piccolo cero, dimenticato su un comodino dai parenti di una degente, che ha scatenato l’inferno nella clinica per anziani San Francesco Caracciolo, un hospice convenzionato con la Regione in viale Tirreno, a Montesacro. Il rogo, divampato poco dopo le 9, ha ucciso un’ottantottenne e ferito altre sette persone.
Quando la richiesta di aiuto è arrivata al centralino dei vigili del fuoco di via Genova, è apparso evidente che si trattasse di qualcosa di grave. I vigili del fuoco, giunti sul posto, si sono trovati in mezzo a una barriera di fumo, causata dalle fiamme che provenivano da una camera al terzo piano dell’edificio.
«Sono entrato nella stanza - racconta con le lacrime agli occhi Fabio Buttiglieri, intervenuto per primo -. Ho trovato un materasso infiammato: ho usato l’estintore e l’ho spento. Poi mi sono girato e ho visto la signora nel letto. L’ho presa e portata fuori fino al vano scale. Era ancora viva, respirava». Il pompiere fa una pausa. Poi ricomincia: «Su tutto il corpo aveva forti ustioni. Non ce l’ha fatta». Loretta Di Ticco era immobilizzata al letto da tempo perché malata terminale e non è riuscita a sfuggire al fuoco, che in pochi istanti ha incenerito i suoi effetti personali, le sue foto, pezzi di vita che teneva sul comodino. Un altro anziano, Mario Marconi di 80 anni, che era nella stanza accanto a quella del focolaio, è rimasto intossicato ed è stato ricoverato al Sandro Pertini. «Papà ha sentito prima puzza di bruciato - dice il figlio -. Poi la stanza è stata invasa dal fumo. Ha preso subito un fazzoletto e se lo è messo davanti alla bocca. Ha avuto molta paura ed è ancora un scosso».
Altri sei pazienti sono stati assistiti all’interno della struttura dai medici del 118, che li hanno sottoposti a ossigenoterapia. «Ero nella camera accanto e all’improvviso ho visto tanto fumo - racconta un’altra ospite della struttura -. Non si riusciva a vedere niente, ero terrorizzata». «Noi eravamo dentro - interviene la figlia di un anziano del centro - per fortuna al primo piano. Le persone che erano al terzo sono state aiutate a scendere giù. Abbiamo visto solo questo, nient’altro». I vigili del fuoco hanno domato le fiamme nel giro di mezz’ora e poi sono passati ai rilievi. Lavoro di routine per loro, meno per il direttore sanitario della clinica Roberto Risi che si è sentito male mentre assisteva alle operazioni ed è stato ricoverato al Policlinico Umberto I. I pompieri per ora tenderebbero a escludere problemi all’impianto di sicurezza, che sulla carta sembrerebbero a norma. Secondo il dirigente della polizia scientifica Giovanna Petrocca il rogo potrebbe essere stato causato da un piccolo cero. «Nella notte era deceduta una persona nella stanza - dice - Il lumino, lasciato dai parenti della donna morta, potrebbero aver provocato l’incendio». Lo accerterà l’inchiesta aperta dalla Procura che in astratto prende in considerazione l’ipotesi accusatoria di omicidio colposo. Non è escluso che nei prossimi giorni il pm Paolo Ferrari affidi una consulenza tecnica per far luce sulla tragedia.