Inflazione ai tempi dell’euro? Anche il 50% in più

Ci mancava anche l’euro. Non basta la crisi congiunturale che dalle sponde americane è rimbalzata anche nel vecchio continente due anni fa e ancor oggi fa sentire i suoi effetti. Adesso veniamo a sapere che a rendere la vita dei cosnumatori più difficile ci ha messo anche l’euro. Dal giorno della sua introduzione nelle tasche degli italiani (era il primo gennaio del 2002) a oggi i rincari sono stati altissimi e in alcuni casi si è passati a cifre impensabili. A dimostrarlo è uno studio della Cgia di Mestre. Qualche esempio? Alimentari e bevande +24,1%. Bevande alcoliche e tabacchi +52,6%. Abbigliamento e calzature +14,4%. Questi gli aumenti a Roma e nel Lazio negli ultimi 8 anni. Considerate tutte le regioni italiane, il Lazio con un aumento medio dell’inflazione pari al 19,3% è situato al 13° posto in una classifica che vede nel Mezzogiorno l’area più penalizzata. «Dall’introduzione dell’euro a oggi, i prezzi sono aumentati soprattutto al Sud», dicono dall’associazione mestrina. Se, dal 2001 al giugno 2010, la media italiana di incremento dei prezzi è stata del 20%, la Calabria è la regione che ha subito l’aumento più elevato: +25,8%. Seguono la Campania, con il +25,4 %; la Sicilia, con il +22,6 % e l’Abruzzo, con il +21,2 %.
Ultime in questa graduatoria sono il Veneto (+18%), la Lombardia (+17,9%) e, all’ultimo posto, la Toscana dove i prezzi sono lievitati «solo» del +17,8 %. Tornando a Roma e al Lazio, questi gli aumenti dei prezzi nei diversi settori merceologici: alimentari e bevande analcoliche +24,1% (ottavo posto tra le regioni italiane); bevande alcoliche e tabacchi +52,6% (6° posto); abbigliamento e calzature +14,4% (12° posto); mobili, articoli e servizi per la casa +19,6% (10° posto); abitazione, acqua, elettricità e combustibili +27,6% (14° posto); servizi sanitari e spese per la salute +0,2% (17° posto); trasporti +25,3% (16° posto); spettacoli e cultura +11,5% (13° posto); istruzione +21,4% (17° posto); alberghi, ristoranti e pubblici esercizi +29,9% (5° posto); altri beni e servizi +21,1% (10° posto). L’unico settore che ha subito una diminuzione dei prezzi è stato il settore delle comunicazioni, ovvero, telefonini, servizi telefonici e servizi postali, che nel Lazio hanno registrato una discesa del 25,9% (4° posto tra le regioni italiane).
«È opportuno sottolineare che la maggior crescita dell’inflazione non deve essere confusa con il costo della vita. La vita al Nord - spiega Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia Mestre - è molto più costosa che nel Mezzogiorno. Altra cosa, invece, è analizzare, come abbiamo fatto noi, la dinamica inflattiva registrata in un determinato periodo di tempo. Noi riteniamo che una delle ragioni che ha fatto lievitare maggiormente i prezzi al Sud, è dovuta al fatto che la base di partenza dei prezzi nel 2001 era molto più bassa nel Mezzogiorno che nel resto del Paese.»