Influenza, prima vittima. Ma il virus non c’entra

Il contatore di H1N1 marcia a forte velocità e anche l’Italia registra la prima vittima del nuovo virus. Solo nell’ultimo mese i casi di contagio accertato sono aumentati del 400 per cento e, secondo le autorità sanitarie del nostro Paese, c’era da mettere in conto che qualcuno non ce l’avrebbe fatta. Come Gaetano D. di Napoli la cui salute era già gravemente compromessa, prima ancora di essere infettato. Sia ben chiaro: H1N1 non è più aggressivo rispetto agli altri virus influenzali, ma più contagioso e i più esposti non sono gli over 65, come accade con l’influenza di stagione, ma coloro che sono già in cattive condizioni di salute. Gaetano, per esempio, era cardiopatico, diabetico e oligofrenico.
A chi ha seri problemi di cuore, il professor Francesco Fedele, ex presidente della Società italiana di cardiologia e direttore del dipartimento cardio-respiratorio dell’università La Sapienza di Roma, raccomanda maggiori precauzioni fino a novembre, cioè fino a quando non sarà disponibile il vaccino. In particolare, l’accademico consiglia di «non frequentare i luoghi chiusi e affollati come cinema, teatri, palestre e aeroporti e di avere a portata di mano una confezione di antivirali». Si tratta di fare qualche rinuncia, al massimo per un paio di mesi: i cardiopatici e le categorie a rischio per altre patologie saranno tra i primi a essere vaccinati.
La nuova influenza è molto contagiosa, ma ha una bassa mortalità. Più sono gli infettati, però, più sono le probabilità che colpisca soggetti deboli di salute o con malattie croniche. Non è più cattiva, basti pensare che in Italia la comune influenza ogni anno causa uno 0,2 per cento di decessi. L’Oms precisa che non è grave perché la maggior parte delle persone è guarita senza dover prendere medicine, né tanto meno andare in ospedale.
Nel caso di Napoli si sommavano diversi problemi di salute, prima ancora che ci fosse il contagio di H1N1. Tant’è che Gaetano D., arrivato domenica scorsa all’ospedale Cotugno del capoluogo campano, il 3 settembre è morto. «Il paziente presentava da tempo gravi condizioni di base, con cardiopatia dilatativa e diabete grave recentemente complicate da insufficienza renale, si legge in una nota del ministero della Salute - nel corso del ricovero l’uomo ha sviluppato inoltre una sepsi da stafilococco, infezione già di per sé molto grave. Il decesso è quindi da imputare solo indirettamente all’infezione da influenza AH1N1».
Ad avere problemi di cuore sono in tanti, sono tutti esposti? «Va precisato che questo virus, stando ai dati in nostro possesso, predilige le vie respiratorie e non il cuore - precisa Fedele - in caso di influenza, però, una compromissione polmonare può generare in via secondaria anche quella del muscolo cardiaco. In generale, tanto più un soggetto è scompensato, tanto maggiori sono i rischi». Oggi è ampia la gamma di farmaci che corregge lo scompenso, ma «la nuova influenza potrebbe destabilizzare la situazione, creando nuovi scompensi», aggiunge l'accademico. Per questi pazienti anche la febbre alta è grave: «aumenta la frequenza cardiaca e quindi il consumo di ossigeno - sottolinea Fedele - e porta a una maggiore vasodilatazione periferica che per il cuore vuol dire maggior lavoro». Primo campanello di allarme «è un aumento improvviso di peso: occorre salire sulla bilancia tutti i giorni e, se segna un chilo mezzo o due in più nel giro di 2 o 3 giorni, avvertire il proprio specialista perché è segno di ritenzione idrica e quindi di cattivo funzionamento dell'apparato cuore-polmoni». Chi ha avuto un infarto con danni lievi, chi ha un bypass, chi ha coronarie in buone condizioni, non corre maggiori pericoli rispetto agli altri. Ai tanti, invece, che già ogni giorno combattono contro la cardiopatia dilatativa, cioè contro un ventricolo sinistro meno efficiente, lo specialista raccomanda «di evitare tutti i luoghi affollati e di tenere a portata di mano gli antivirali».

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