Innse, scontri fra operai e polizia In cinque per protesta su una gru

Alta tensione davanti alla Innse, tra tafferugli e spinte, operai che entrano nello stabilimento e si piazzano su un carro-ponte a 15 metri d’altezza, obbligando le forze dell’ordine a fermare lo smantellamento degli impianti. Ma la situazione ancora non si sblocca e la Fiom Cgil decide una mossa un po’ a effetto: rivolgersi direttamente al presidente del Consiglio.
La vertenza aperta lo scorso maggio sembra dunque ancora ben lontana da una soluzione. Triste epilogo per una fabbrica che, fondata oltre 70 anni fa da Ferdinando Innocenti, arrivò a impiegare 8mila dipendenti. Dai suoi stabilimenti uscirono tubi per ponteggi, materiale bellico, auto e scooter. Poi il lento declino, una serie di passaggi di proprietà fino all’acquisizione per 700mila euro nel 2006 da parte di un commerciante di rottami ferrosi, Silvano Genta. Un paio d’anni di gestione poi nel maggio 2008 Genta manda tutti a casa e comincia a piazzare i macchinari ad altre società, ricavando impegni per 3 milioni di euro. Ma anche una causa milionaria da parte di «Rubattino 87», proprietaria di terreno e fabbricati, che gli chiede 6 milioni e mezzo per affitti mai pagati. Una causa che secondo i sindacati avrebbe dovuto impedire qualsiasi alienazione di beni da parte del commerciante.
Insomma una vicenda poco chiara, all’interno della quale si trovano intrappolati una cinquantina di operai. Che come unica arma per difendere il posto di lavoro occupano lo stabilimento. A febbraio c’è un primo tentativo di Genta di far entrare i tecnici per smontare gli impianti, ma finisce in scontri con la polizia. Domenica nuovo blitz. In strada si riversano lavoratori, sindacalisti e centri sociali. Momenti di tensioni e tafferugli, poi una prima tregua per consentire lunedì un incontro in regione, andata però a vuoto.
Ieri dunque i tecnici di Genta rientrano nello stabilimento per continuare lo smontaggio dei macchinari. Ma verso le 11.30 una cinquantina di persone tenta improvvisamente di sfondare il cordone delle forze dell’ordine. È solo un diversivo per consentire a quattro operai e un sindacalista di penetrare, non si è ancora capito come, nella fabbrica e piazzarsi su un carro ponte a 15 metri d’altezza. Viene subito fermato lo smantellamento degli impianti e riparte la trattativa.
Alle 15 un delegazione parte in corteo fino a Lambrate, per volantinare davanti alla stazione, alle 16.30 nuovo parapiglia con le forze dell’ordine. La tensione si taglia con il coltello. Si chiede l’intervento del prefetto, ma Gian Valerio Lombardi concede solo «pochi giorni». «Almeno un mese - rispondono gli operai sul carro ponte - o di qui non scendiamo». Cala la sera, i cinque hanno viveri per diversi giorni e passeranno lì la loro prima notte. Oggi riprenderà il braccio di ferro, con la ricerca, da parte della Cgil, di un interlocutore nuovo: Silvio Berlusconi.

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