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Insulti e le minacce: la chiesa assediata da un 21enne egiziano

"Gli sputi e le mani addosso al parroco". Preso dalla polizia dopo le richieste di aiuto

Insulti e le minacce: la chiesa assediata da un 21enne egiziano
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Tre settimane con le porte chiuse, la chiesa del Santo Curato d'Ars trasformata in una specie di fortino, attenti a non lasciare nessuna porta incustodita. Aperta solo durante le messe e le funzioni religiose, quando dentro c'erano don Ambrogio, i collaboratori e i fedeli. Fuori, il timore costante di un altro blitz di Adam.

Lo racconta con voce ancora provata Patrizia M.M., 60 anni, responsabile pastorale della parrocchia di via Giambellino 127, una delle due vittime principali del 21enne egiziano arrestato venerdì. "È stata solo un'escalation continua di persecuzioni. Non potevamo più andare avanti così" dice Patrizia. "Chiamavamo la polizia praticamente ogni volta. Entrava scavalcando i cancelli, restava lì dentro contro la nostra volontà, disturbava le funzioni, lasciava rifiuti dappertutto, insultava, ha sputato addosso a me e alzato le mani sul parroco. Ci ha minacciati di morte. E non è finita: ha tentato di mettere le mani addosso anche ad altri, per fortuna non ce l'ha fatta".

La comunità lo conosceva da due anni. All'inizio sembrava solo un ragazzo con problemi. La parrocchia lo aveva accolto, come fa da sempre con chi cerca aiuto. Poi però la situazione è degenerata. I comportamenti sono diventati sempre più aggressivi, molesti e imprevedibili.

"Con il cappuccio del piumino o della felpa calato sulla testa disturbava le funzioni religiose, faceva scenate quando gli veniva chiesto di andarsene perché la chiesa stava per chiudere, teneva atteggiamenti inappropriati e a volte osceni davanti ai fedeli e ai collaboratori. Era diventato impossibile gestirlo" continua Patrizia. "Per tre settimane abbiamo dovuto tenere chiusa la chiesa fuori dagli orari delle cerimonie, proprio per evitare i suoi blitz continui. Durante le messe c'eravamo noi dentro, ma il resto del tempo era blindata. I fedeli avevano paura, soprattutto i più anziani, alcuni volontari avevano smesso di venire o lo facevano con timore. Non era più vita di comunità, era pura sopravvivenza".

Anche il parroco, don Ambrogio, ha vissuto l'incubo sulla propria pelle. Ma al momento ha staccato il cellulare e non vuole più parlarne. "Non vuole rilasciare dichiarazioni" conferma Patrizia.

L'attività investigativa dei poliziotti del commissariato Porta Genova, guidati dal dirigente Giovanni Meoli e coordinati dalla Procura di Milano, ha ricostruito un anno di condotte persecutorie. Adam era già noto alle forze dell'ordine, anche il vicino commissariato Lorenteggio aveva mandato lì più volte le sue pattuglie quando le tensioni con Adam si facevano critiche: il ragazzo aveva ricevuto diversi ordini di allontanamento ed era coinvolto in precedenti episodi di resistenza, minacce e molestie. Alla fine è scattata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per atti persecutori aggravati. Venerdì 3 aprile il 21enne è stato portato in carcere a San Vittore.

Fonti investigative commentano: "Abbiamo chiesto una misura cautelare per reati persecutori. Ora è a San Vittore, ma forse meriterebbe qualcosa di più adeguato, una comunità di recupero con obbligo di cura, vista la specificità della sua situazione. Non è un criminale, ma quello che fa potrebbe facilmente sfociare in un crimine".

Patrizia tira un sospiro di sollievo misto a amarezza. "Finalmente possiamo respirare un po'.

La nostra comunità ha il diritto di vivere la fede in serenità, senza avere sempre la paura che arrivi lui a rovinare tutto. Abbiamo cercato di aiutarlo, ma i suoi problemi psichiatrici hanno reso la situazione ingestibile. Non proviamo certamente odio, però non potevamo più andare avanti così".

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