La grande bruttezza

A una settimana dall'avvio della campagna elettorale togliere di mezzo l'unico leader in grado di contrastare la sinistra è una porcata

La grande bruttezza

Inizia una settimana decisiva per la democrazia italiana. Giovedì infatti il tribunale di Milano potrebbe togliere l'agibilità fisica, e quindi politica, a Silvio Berlusconi rendendo da subito esecutiva la condanna del caso Mediaset. Ancora una volta l'orologio della magistratura segna l'ora dell'interferenza nella vita politica. A una settimana dall'avvio ufficiale della campagna elettorale togliere di mezzo l'unico leader in grado di contrastare la sinistra è una porcata. Anzi, questa volta va detto senza peli sulla lingua: è da figli di puttana, pronunciato con rispetto verso quelle disgraziate signorine che esercitano la professione più antica del mondo.

Se giovedì Berlusconi sarà silenziato, non in forza della legge ma dell'arbitrio che ha gestito prima il processo, poi la decadenza retroattiva e ora l'arresto a orologeria, io non credo che potremo girarci dall'altra parte come se niente fosse. Il problema riguarda innanzitutto noi, milioni di moderati imbrogliati dai magistrati e dal capo dello Stato, probabile mandante di tutta l'operazione. Noi non siamo Alfano, Cicchitto, Schifani e soci che, dopo aver tradito, ora girano come avvoltoi sopra Forza Italia sperando di nutrirsi di avanzi di berlusconismo. Non ci sarà alcun avanzo. Lo deve aver chiaro anche Renzi, il più furbo di tutti. Lui non attacca, aspetta. Ma il suo silenzio sulla questione è ancora più vigliacco. Vuole affrontare la prima conta vera della sua vita senza l'avversario in campo, senza neppure sporcarsi le mani. Di gente così non c'è da fidarsi, non è da campione, ma da imbroglione.

Mi chiedo con che coraggio il presidente della Repubblica possa assistere a tutto questo, avendo lui, e solo lui, la possibilità di ripristinare legalità e democrazia, senza sentirsi marcio dentro. Da una parte c'è un processo farsa senza reato (leggere la ricostruzione a pagina 2), dall'altra un uomo quattro volte presidente del Consiglio che ancora oggi, nonostante tutto, si sta battendo in modo decisivo per riformare il Paese. E da che parte sta l'arbitro? Dalla sua, perché, come raccontiamo e dimostriamo a pagina 3, lui è parte. Anzi, è l'attore principale di un assalto iniziato nel 2010 con l'operazione Fini. Di fallimento in fallimento, si arriva all'oggi. Pensano di stare per scrivere la parola fine. Ma, sono certo, ancora una volta non hanno fatto i conti con il sentire degli italiani.

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