Se persino i gay hanno perso la fantasia

Maschi e femmine sono riluttanti a unirsi in matrimonio, i gay invece fremono dal desiderio di mettere su casa

Se persino i gay hanno perso la fantasia

Il nostro eccellente Marcello Veneziani si è occupato ieri dello straordinario potere dei giudici, che ormai decidono tutto, anche ciò che sia bene o male. Più che giudici sono sommi sacerdoti, quelli di un tempo, padroni delle coscienze (e dei corpi) di noi poveri umani. Non ho argomenti per polemizzare né ho voglia di farlo. Desidero solo aggiungere che il fenomeno non mi stupisce. Quando la politica scade e non è più capace di riformare il sistema giudiziario, è automatico che questo ne prenda il posto e separi il grano dalla pula, infischiandosene del Parlamento, del governo e della volontà (inerme) popolare.

Per capire ciò basta osservare la realtà. I partiti hanno discusso anni e anni sull'opportunità di cambiare la legge elettorale. Parole al vento. Un bel dì arriva la Corte costituzionale e in cinque minuti, facciamo sei, azzera il Porcellum costringendo gli inetti politicanti a darsi una mossa. Lo stesso è accaduto con la legge 40, che vietava la fecondazione eterologa, cioè tramite il contributo di un donatore esterno alla coppia. Tale proibizione ce la siamo tenuta - anche per effetto di un referendum - per quasi dieci anni. Qualche giorno fa interviene la Consulta e sentenzia: norma anticostituzionale. Quindi specifica: fatevi inseminare quando e come volete.

Le Camere e il plebiscito non contano un accidenti. La politica si divide in due tronconi: c'è chi ride e chi sospira. Non è finita. I matrimoni gay in Italia non erano ammessi. Giusto o sbagliato? Ciascuno la pensa a modo suo. Non è questo il punto e neppure la virgola. Sta di fatto che due signori, che si sposarono un annetto fa negli Stati Uniti, hanno ottenuto dal tribunale il diritto a iscrivere la loro unione nei registri dell'anagrafe. Di conseguenza il Comune ne ha preso atto e ha eseguito l'ordine. Non si può dire che i signori in questione siano marito e moglie, ma si deve dire che sono coniugi. Personalmente non ho nulla in contrario, ci mancherebbe. Una Procura, invece, si è immediatamente mobilitata per smontare l'ambaradan del tribunale, e ha inoltrato ricorso. In sostanza al momento la bega è tra magistrati: i Pm sono fatti così, sono causidici e ficcano il becco dappertutto, anche sotto le lenzuola e persino nei verdetti dei colleghi giudicanti.
Chi vincerà? Vedremo. Intanto leggiamo con passione la vicenda dei due omosessuali che, forse provvisoriamente, forse per sempre, hanno acquisito la facoltà d'essere ritenuti coniugati per legge malgrado, o benché, siano dello stesso sesso (genere, per essere alla moda). A loro va il merito o il demerito di aver aperto una breccia, che difficilmente sarà chiusa. In materia di costumi è un'impresa andare avanti, ma tornare indietro è pressoché impossibile.
Sottolineato questo aspetto della storia, mi domando senza malizia, ma con molta curiosità, come mai in una società nella quale maschi e femmine sono riluttanti a unirsi in matrimonio, financo a convivere, tant'è che il numero dei single aumenta vertiginosamente, gli omosessuali viceversa fremano dal desiderio di mettere su casetta quale piccioncini, pur essendo accertato che campare sotto lo stesso tetto e dormire nel medesimo letto sono esercizi pesanti da reggere a lungo.

I gay un tempo erano considerati trasgressivi per definizione: gente priva di freni inibitori, di pregiudizi e di tabù sessuali, incline a dare e ricevere piacere senza porsi il problema della fedeltà, insofferente agli schemi dei cosiddetti benpensanti. Ora, mentre gli etero di stanno liberando dai vincoli tipici della coppia standard e propendono per la tolleranza del tradimento, in alcuni casi addirittura si difendono dalla noia accettando le orrende pratiche dello scambismo, loro, gli omo, mirano ad adottare le regolette che hanno tenuto in piedi per secoli le famigliole legate alla più rigida tradizione.

Quello a cui assistiamo è un ribaltamento di valori e di abitudini che lascia sgomenti. All'idea che due uomini di solida cultura come Giuseppe Chigiotti, 67 anni, architetto e professore, e Stefano Bucci, giornalista di buona fama, inviato del Corriere della Sera, dopo lustri di assidua frequentazione «coronino il loro sogno d'amore» andando a sposarsi negli Usa e si impegnino, riuscendoci, a trascrivere l'atto di matrimonio nei registri comunali della loro città, mi pare Grosseto, strabuzzo gli occhi.

La cosa in sé non mi scandalizza. Mi domando però che senso abbia per due personaggi evoluti copiare pedestremente gli schemi esistenziali della piccola borghesia. Manca solo che essi, per completare il quadretto, dopo aver festeggiato le nozze con tanto di torta sormontata dalla statuina degli sposi, in puro stile Checco Zalone, si comprino (con mutuo) una dimora in campagna, con giardinetto, labrador e Suv per le gite, trascorrano le vacanze estive a Viserbella e chiedano all'autorità ecclesiastica di essere ammessi ai sacramenti, eucaristia compresa.

Il politicamente corretto, oltre a essere un'atroce banalità, ha piallato tutto abbassandolo a un infimo livello di conformismo vellutato. Che tristezza: si sono persi nell'ovvio anche gli omosessuali d'altra epoca, che lottavano eroicamente contro il fanatismo machista, mai rassegnandosi al convenzionalismo. La nostalgia del puritanesimo è segno di decadenza.

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