Senatore Pd fa il mammo con un blitz all'estero. A che serve il Parlamento?

Sergio Lo Giudice si è sposato a Oslo, ha "affittato" un utero negli Stati Uniti e ora ha un bambino. Aggirando le leggi

Senatore Pd fa il mammo con un blitz all'estero. A che serve il Parlamento?

E insomma, apprendiamo che il senatore del Partito democratico Sergio Lo Giudice, esponente storico della sinistra bolognese, ha avuto un bambino. È suo ma non è suo, perché è stato concepito con la procedura dell'utero in affitto e il dono è arrivato grazie al seme del suo compagno.

Quello che non è permesso in Italia lo è negli Stati Uniti, lo sappiamo, così il senatore, che di questa repubblica sgangherata è supremo rappresentante istituzionale, è dovuto sgattaiolare all'estero per coronare un sogno sulla cui legittimità di atto privato noi che non siamo bacchettoni non discutiamo, ma che rappresenta un gesto piuttosto inusuale e piuttosto strano per un uomo che delle leggi dovrebbe essere creatore e stretto osservante al tempo stesso. Siccome non si tratta di un esponente pannelliano ma di un uomo di governo, la faccenda appare ancora più singolare. Si dà il caso, poi, che il senatore abbia già deciso in passato di fare gite all'estero per ottenere ciò che in Italia non è permesso.

Nel 2011 ha sposato, infatti, il suo compagno Michele Giarratano (capiamoci, quello che ha permesso il concepimento in utero del figlio della coppia) in Norvegia, perché in quella nazione è permesso sposarsi anche ai non residenti. E va bene: fin qui, fosse un cittadino comune lo capiremmo, e comprenderemmo anche il gesto simbolico di ribellione, ma siamo sempre allo stesso punto, trattasi di uomo delle istituzioni, oggi di senatore della Repubblica, ieri di capogruppo Pd al consiglio comunale di Bologna, volato altrove per andarsi a prendere ciò che nel Paese di cui è sommo rappresentante è ancora interdetto. Lo Giudice certamente è uno tosto, che - a quanto si capisce - riesce a tramutare gesti che appartengono alla sfera dell'intimità e degli affetti in manifestazioni di una disobbedienza civile magari non sbandierata al modo pannelliano ma comunque evidente, fattiva, e alla fine poco compatibile con il suo ruolo. Dribblare le leggi con scappatelle, inghippi, sorpassi, non attiene precisamente a ciò che ci aspettiamo dall'investitura senatoriale. Le domande a questo punto sono quasi banali, oltre che lecite: fosse stato un cittadino comune, se lo sarebbe potuto permettere? E poi, è giusto che un senatore - il quale dovrebbe avere nei confronti del mondo delle leggi un atteggiamento di deferenza e rispetto maggiore del cittadino comune - per ottenere ciò che considera un diritto si rechi laddove si fa ciò che la legge italiana non consente? Ovviamente siamo sempre nel campo delle opportunità non morali ma squisitamente politiche.

E qui si apre un doppio scenario di ragionamento. Il primo, evidentemente, mette il senatore Lo Giudice, magari controvoglia, nella posizione di simbolo della battaglia per le unioni civili e lo pone anche oltre, sul terreno minatissimo della procreazione a favore delle coppie omosessuali, che crea la domandona se ai gay è davvero possibile concedere la possibilità di diventare genitori (questione che tra l'altro ha già creato in Italia la polemica surreale e barbara sulla necessità di abolire la festa della mamma e del papà a favore della «festa dei genitori»). Se sulla prima questione esiste, nella testa degli italiani, una forma abbastanza diffusa di consenso sulla necessità di allargare la sfera dei diritti civili anche alle coppie omosessuali, sul secondo tema la posizione dei partiti e della stragrande maggioranza dei loro elettori è fermamente contraria. Basta vedere l'accoglienza che nell'opinione pubblica ha avuto l'ormai famosa querelle su «genitore 1» e «genitore 2» sui documenti dei figli. E allora si apre, relativamente a Lo Giudice e al suo ruolo, la posizione di uomo della maggioranza che bypassa più o meno allegramente le regole vigenti nel suo Paese anziché affrontare la sua battaglia sul terreno che gli compete, quello legislativo. Sapendo che rischia di perdere. Sapendo che il vecchio adagio movimentista «prendiamoci tutto, prendiamolo subito» non vale per un parlamentare. O non dovrebbe valere.

Come se un sindaco cambiasse residenza perché nel suo comune si pagano le strisce blu e in quello affianco no. Questioni di coscienza e di coscienza politica. Nel frattempo, auguri al bebè.