La furia grillina si ferma ai rimborsi

I grillini, dopo aver impostato la campagna elettorale attaccando la Casta e i privilegi di cui gode, si accorgono di aver sbagliato i calcoli

La furia grillina si ferma ai rimborsi

La demagogia ha le gambe corte, proprio come la bugia con la quale fa rima. Cosicché i grillini, dopo aver impostato la campagna elettorale attaccando la Casta e i privilegi di cui gode, si accorgono di aver sbagliato i calcoli. Intanto, non è vero che i parlamentari italiani abbiano uno «stipendio» superiore a quello dei loro colleghi dei grandi Paesi europei. Diciamo piuttosto che le buste paga dei nostri rappresentanti politici sono «costruite» diversamente rispetto ad altre, ma il totale netto riservato a chi sta nei palazzi delle varie nazioni Ue è pressoché uguale dappertutto.
Inoltre, i deputati e i senatori del M5S, una volta giunti a Roma hanno scoperto che nella capitale non si vive di sola aria. Serve un letto per dormire, ad esempio, e nessuno te lo dà gratis. Gli alberghi, anche i meno lussuosi, sono cari, minimo 150 euro a notte. Moltiplica la cifra per quattro giorni la settimana, o cinque, e fanno 2400 - 3000 euro al mese. Poi ci sono le spese di cui non si tiene mai conto, ma che pesano: lavanderia e stireria (mica si può andare in aula sozzi come barboni), taxi, autobus, ristorante.

Nelle trattorie trasteverine o del ghetto si mangia bene e a buon mercato, si fa per dire: facciamo 40 euro a pasto? Moltiplicate per quaranta pasti (due al dì per 20 dì), e si arriva a 1600 euro. Vuoi dare ogni tanto una mancia? Volando bassi, 5000 euro e rotti mensili sono già bruciati, esattamente l'importo dell'indennità base prevista per ogni onorevole. Se i grillini intendono onorare la parola, cioè dimezzarsi il compenso, riducendolo a 2500 euro netti, sono fritti. Al 15 di ogni mese saranno costretti a tornarsene a casa con le pive nel sacco. A meno che non sfruttino le cosiddette indennità accessorie: 8440 euro.

Non è tutto. Si presume che gran parte dei pentastellati a Montecitorio e in Senato abbiano residenza e domicilio nei Comuni di provenienza, al nord e al sud, dove probabilmente avranno famiglia da mantenere, affitti o mutui da pagare, bollette della luce e del gas. Oneri ragguardevoli. Con quali soldi affrontarli? Ancora dando fondo alle citate indennità accessorie, altrimenti dette rimborsi. Tutta roba alla quale gli adepti del santone Beppe avevano promesso di rinunciare onde dimostrare urbi et orbi che la lotta agli sprechi dei politici non si fa con le chiacchiere, bensì con i fatti. Giusto, bello, meraviglioso. Ma impossibile. E demagogico, come si evince dalla contabilità della serva che ci siamo permessi di compilare.

Non sorprende quindi che nel M5S divampi la polemica tra chi (pochi) insiste nel predicare uno stile da monaci, da estendersi obbligatoriamente a qualunque grillino, e chi, invece, realisticamente pretende il necessario per campare. Nella diatriba prevarranno coloro che hanno i piedi per terra, e soccomberanno, prima o poi, i frati minori e minoritari che hanno fatto il voto di povertà, sfidando le esigenze della sopravvivenza.

Ovviamente, queste sono nostre personalissime valutazioni, e non abbiamo la certezza trovino riscontro nei comportamenti del movimento; poiché, tuttavia, sono suffragate dall'aritmetica e dalla conoscenza dei prezzi di mercato, abbiamo l'impressione che i buoni propositi e le illusioni dei grillini siano sul punto di andare affanculo (uso simile linguaggio per rimanere in sintonia con lo slogan preferito dal fondatore e timoniere del M5S).

Il vil denaro farà giustizia: non è Roma che corrompe, ma sono i beoti, quelli che bevevano ogni sciocchezza del capo, che alla fine si romperanno di ubbidire a chi li vuole morti di fame.

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