Il maestrino Scalfari e la destra indecente

Ho letto con viva speranza il sermone di Eugenio Scalfari su la Repubblica che dava istruzioni per fondare un nuovo partito per la destra italiana

Ho letto con viva speranza il sermone di Eugenio Scalfari su la Repubblica che dava istruzioni per fondare un nuovo partito per la destra italiana.

Finalmente qualcuno ci pensa, dicevo tra me, qualcuno dà una mano pietosa a quei mentecatti incolti del centrodestra. Inoltrandomi tra le righe della corposa omelia non trovavo però il libretto d'istruzioni per far nascere quel benedetto partito. Si parlava di tutto meno che di quello.

Fino a che, in coda, ho letto la prescrizione medica del dottor Scalfari. Premesso che i moderati debbono costruire una forma di rappresentanza politica fuori dal populismo e dentro la destra democratica ed europea, come ripetono pure le sciampiste da qualche millennio, Scalfari esorta a incoraggiare nell'impresa le cosiddette colombe.

Ma nelle righe seguenti Scalfari spiega che purtroppo in Italia una borghesia moderata non c'è, anzi in Italia non esiste una borghesia (né c'è una classe operaia). Ergo, l'impresa è impossibile per mancanza di utenti. Allora di cosa parliamo? Dall'articolo deduco che per l'esimio dottore un partito di destra in Italia non può esistere.

La diagnosi scalfariana mi ha ricordato un episodio familiare. Una volta una giovane mamma si avvicinò a mio padre col suo neonato in carrozzina. La creatura era di una bruttezza indicibile. Mio padre, che era gentile ma amava la verità, la guardò con orrore e volendo dire una cosa carina ma non falsa, disse: «Che bella carrozzina». Anche per Scalfari, della destra nascitura si salverà solo il passeggino, non i passeggeri.