Ma i delinquenti non sono meno colpevoli del giustiziere

Avevano rapinato di soldi e telefonino una coppia. Poco dopo la vittima li ha incrociati e travolti con l’auto. E ora i criminali finiscono beatificati

Ma i delinquenti non sono meno colpevoli del giustiziere

La notizia non è delle più fresche. Ma a riproporla in tutta la sua drammaticità, ieri, hanno provveduto vari giornali pubblicando le foto del fatto: un documento di straordinaria crudeltà. Fatto che ricordiamo per sommi capi. Nei giorni scorsi, a Napoli, una coppia in auto viene rapinata da due giovanotti. Bottino: un cellulare e quattro soldi. Colpi del genere sono frequenti, specialmente nelle grandi città.

Ma la vicenda non finisce qui. Le vittime, superato lo choc, avviano la macchina forse per tornare a casa. Strada facendo, fatalità vuole che incontrino i rapinatori in fuga su una motoretta. L'uomo al volante, avendoli riconosciuti, li insegue, li raggiunge e con spietatezza li travolge: abbattuti senza pietà. L'omicida confessa ed è arrestato. Il giudice lo manda ai domiciliari. Una storia simile suscita scalpore e discussioni. La maggioranza dei commentatori, presumo intercettando l'opinione pubblica, esprime esecrazione: non si uccidono così due piccoli delinquenti, sia pure destinati a «progredire» dato l'ambiente che frequentano. Giusto. Non c'è proporzione fra il reato commesso da costoro e la reazione di chi lo ha subìto.

Ciò che invece appare ingiusto è che i microcriminali, a forza di articoli compassionevoli, siano diventati col trascorrere del tempo candidati all'altare, pronti per la beatificazione, mentre colui che li ha ammazzati in quel modo (certificato dalle telecamere) sia considerato meritevole di una condanna esemplare. Addirittura, un quotidiano nazionale, travisando la realtà, ha scritto che il rapinato è tanto più colpevole in quando ha agito a freddo e, quindi, con piena determinazione. E qui proprio non ci siamo.

Un uomo minacciato con le armi e rapinato, il quale alcuni minuti più tardi s'imbatta per caso nei suoi aggressori e si vendichi, non va di sicuro applaudito, ma nemmeno si può dire che abbia agito a freddo. Ancora scosso per l'accaduto, quando ha incrociato i suoi assalitori evidentemente ha perso la testa: come si dice, gli è partito l'embolo e non ha ragionato se non in forma follemente aggressiva. Se non gli si concede l'attenuante della provocazione, si rischia non solo di fare strame del diritto e perfino della psicologia spicciola, ma anche di sovvertire i principi della logica.

Quel cittadino, infatti, se non avesse patito un grave torto, mai si sarebbe sognato di farsi prendere dalla furia che lo ha portato a trasformarsi da vittima in omicida. E i due delinquenti, se non avessero compiuto l'aggressione (pur consapevoli che la loro azione comportava il pericolo di una reazione violenta), ora sarebbero vivi e vegeti.

Il problema è di non ribaltare il senso comune: sarebbe assurdo compatire gli apprendisti criminali, giustificandoli perché sono cresciuti in un contesto sociale in cui si delinque per sopravvivere, e dare addosso a chi, cresciuto nel medesimo contesto, mal sopporta il sopruso e - sbagliando a propria volta - fa giustizia da sé.