Saviano, mental detector di mafiosi

Lo scrittore si fa usare dalla sinistra come mental detector per segnalare e certificare la presenza di tracce mafiose e camorriste negli avversari politici

Saviano, mental detector di mafiosi

Roberto Saviano si fa usare dalla sinistra come mental detector per segnalare e certificare la presenza di tracce mafiose e camorriste negli avversari politici. L'altra sera a Mantova ha riacceso le attenzioni su di lui, un po' spente dopo i suoi ultimi flop editoriali e televisivi, accettando il ruolo di cane poliziotto che annusa toni da associazioni criminali in loro e dice: «Chi difende Berlusconi usa le stesse parole, sintassi e logiche dei criminali condannati».

Criminalizzazione allo stato puro. Applicando lo stesso infame paralogismo al contrario, si potrebbe dire che Saviano usi contro gli avversari politici le stesse parole, la stessa sintassi e la stessa logica dei regimi totalitari: li accusano di mafia per incriminare il dissenso. Io non credo alle due versioni e non casco nel giochino di Michele Serra che sulla Repubblica dice: se il governo cade la colpa non è del Pd come sostiene Schifani, ma del Pdl. Sono due opinioni esattamente speculari, entrambe vere e false a metà.

Con la differenza che uno è politico e dunque fa la sua parte, l'altro dovrebbe essere un osservatore, seppure non neutro, e dunque non dovrebbe chiudersi nel fortino. Leggendo Serra e Saviano, che di sinistra non è ma sa che è diventato personaggio cult perché si è reso suo testimonial, canelupo e mental detector, noto una cosa: gli autori che dovrebbero essere più di confine dei politici, più versati ad andare oltre, sono barricati nelle retrovie più retrive. Coraggio, imitate almeno Violante...