Il papiloquio tra Francesco ed Eugenio

Il Papa cattolico ha scritto al Papa laico e ne è nato un papiloquio a suon di encicliche e omelie con scambio fraterno di tonache a fine partita

Il Papa cattolico ha scritto al Papa laico e ne è nato un papiloquio a suon di encicliche e omelie con scambio fraterno di tonache a fine partita. Parlo del dialogo interreligioso che si è sviluppato sulle pagine del nuovo Osservatore Romano, la Repubblica fondata da Papa Eugenio Scalfari, il terzo Papa vivente ma non credente.

Non è lontano il tempo in cui la Repubblica era il quotidiano laicista per antonomasia. In quel tempo Papa Eugenio sconfessava Wojtyla e poi Ratzinger e criticava l'ingerenza della fede, dei papi e della Chiesa. Ora, fondando il movimento di Comunione e Laicizzazione, la Repubblica si allunga sempre più verso lo Stato Vaticano e pubblica editoriali di teologia e fritto mistico. Una perfetta svolta clericale se non fosse per un dettaglio ingombrante che ancora divide il nuovo organo della Santa Sede dalla sua Ragione Sociale: quel Dio che si frappone tra la Conferenza Episcopale di Repubblica e la Chiesa cattolica e apostolica. A cui si aggiunge anche la molesta invasività della tradizione cattolica, l'impronta solenne della dottrina cristiana, il rito e la liturgia, e poi quella plebe di babbei oscurantisti denominati credenti, o se ancor più fessi, devoti.

Per carità, Francesco è astuto nella comunicazione e fa bene ad aprirsi ai lontani, sia in senso geografico che religioso. E la Repubblica fa bene a cavalcare questa apertura di credito e a tener viva l'attenzione. Ma dove porta quel dialogo, apre brecce nelle menti e nei cuori o solo specchi e vetrine per il narcisismo?

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