Il Papa che vuole piacere al mondo

Ha pensato, da gesuita, che sia più efficace non prendere di petto il mondo ma assecondarlo il più possibile

Il Papa che vuole piacere al mondo

Proviamo a leggere senza paraocchi di alcun tipo l'intervista del Papa a Civiltà cattolica. Il Papa ha davanti a sé il collasso della fede, le accuse alla Chiesa, il dominio della cultura radical-laicista. Ha pensato, da gesuita, che sia più efficace non prendere di petto il mondo ma assecondarlo il più possibile. A lui interessa meno la coerenza con la dottrina e la tradizione, che stavano più a cuore al suo predecessore, e interessa più la (ri)conquista dei fedeli, il consenso delle folle e l'assenso dei media e dei poteri culturali.

Di conseguenza apre a omosessuali e donne, a divorziati e abortisti pentiti. Da Pastore di una Chiesa in crisi credo che faccia bene. A patto che distingua tra le braccia aperte alle singole persone e il riconoscimento di ciò che è bene per un cristiano: il matrimonio che dura una vita tra uomo e donna, la famiglia come asse della società, la diversità dei ruoli, la difesa della vita. Come dire: questa è la vita buona ma chi se ne allontana resta figlio di Dio e va accolto nella Chiesa che conforta ed esorta, non annuisce o punisce. Il problema è trovare un delicato equilibrio: inseguire i lontani senza perdere i vicini. E conciliare due compiti della Chiesa: aprirsi ai mutamenti del mondo e insieme restare un punto fermo rispetto ai suoi sbandamenti. Francesco ha un catechismo elementare con una visione assai domestica di Dio. Eviti solo le cadute (per esempio, un Papa non ha bisogno di dire che non è mai stato di destra; e nemmeno il contrario). E trattenga l'ego e la piacioneria...