Il Papa non cerca voti È l'uomo del popolo e perciò gli dà potere

Gli specialisti inorridiscono, i teologi si stracciano le vesti ma la forza di Francesco è l'essere un prodotto autentico dei fedeli

Il Papa non cerca voti È l'uomo del popolo e perciò gli dà potere

Più che un uomo che vuole trasformare la Chiesa in una democrazia, a me Papa Francesco pare un uomo del popolo. Un popolano, mi si passi il termine, più che un democratico. Sembra una sottigliezza, ma non lo è. Democrazia significa potere del popolo. Ma democrazia è vocabolo ormai assunto e consunto dalla politica. Volendo, si può dare una lettura eminentemente politica del pontificato di Jorge Mario Bergoglio. La preferenza della carica di vescovo di Roma invece di quella di Santo Padre. La scelta di una maggiore collegialità nel governo della Chiesa. La nomina di un gruppo di otto cardinali presieduti dall'arcivescovo Oscar Rodriguez Maradiaga con funzioni consultive nella funzione di guida della macchina vaticana. La diffusione a vescovi e sacerdoti di un questionario, quasi come fosse un sondaggio, per raccogliere indicazioni sulla pastorale familiare in particolare di divorziati risposati al quale, se vorranno, potranno rispondere anche singoli fedeli. Ieri, infine, la distribuzione di ventimila scatole di «Misericordina», un rosario presentato come «un medicinale per il cuore» di cui è consigliata l'assunzione quotidiana. Nel linguaggio della politica è un kit, un gadget per gli adepti secondo i modi e le forme del marketing moderno. Gli specialisti inorridiranno. I teologi, che hanno fatto della teologia una nuova ideologia religiosa, si stracceranno le vesti gridando alla destrutturazione dell'istituzione ecclesiastica e della figura stessa del Papa.
Io la vedo diversamente. Al posto del «potere del popolo», nel Papa venuto dalla fine del mondo colgo un'espressione diretta del popolo. Un prodotto autentico del popolo. Ecco perché è popolare. Ecco perché spopola. Diversi studi in molti Paesi convergono nel registrare un incremento della partecipazione alla confessione e di presenza alle messe da quando, otto mesi fa, Francesco è diventato Papa. Un sondaggio del Sunday Times presso i cattolici di Inghilterra e Galles ha stimato in un aumento del 20 per cento la maggiore frequentazione delle celebrazioni liturgiche. L'incremento riguarda sia l'avvicinamento di nuovi fedeli che il ritorno di coloro che si erano allontanati. Segnali analoghi provenienti da Spagna e Francia fanno registrare un'inversione di tendenza rispetto al calo dell'ultimo decennio. L'effetto Bergoglio è confermato anche dalla ricerca del sociologo Massimo Introvigne, direttore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni) che ha consultato 250 sacerdoti, la maggioranza dei quali sostiene che non si tratta di una «luna di miele», ma di «un fenomeno che non dà segni di riflusso, anzi si consolida». Sono il linguaggio immediato e la semplicità della testimonianza a fare breccia. Francesco fa quel che dice, tocca il cuore con gesti immediati, comprensibili senza bisogno di filtri particolari.

Chi ha visto le immagini dell'abbraccio in piazza San Pietro a un malato di neurofibromatosi in una delle ultime udienze del mercoledì capisce cosa possa essere la tenerezza di Gesù per l'uomo. Anche la distribuzione della «Misericordina» è un gesto pop, proposto in una luce scherzosa e affettuosa. Non servono le decodifiche degli specialisti per comprenderlo.

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