Cronache

Solo il capitalismo ci salverà dagli uragani

I disastri climatici? Fanno più vittime nei Paesi poveri

Allagamenti a causa del violento nubifragio a Nuoro
Allagamenti a causa del violento nubifragio a Nuoro

C'è qualcosa di peggio di un ciclone catastrofico. Sono i successivi commenti degli esperti che, come un disco rotto, ci ripetono che è tutta colpa del turbo-capitalismo che con il suo sfruttamento selvaggio dei combustibili fossili provoca emissioni esagerate di anidride carbonica che, a sua volta, è la principale responsabile dei cambiamenti climatici. Tali affermazioni, però, non solo sono false, sono pericolose: perché, se diventano un criterio di scelte politiche - come sta avvenendo -, ci preparano a eventi sempre più disastrosi in futuro, dato che la ricetta è «meno sviluppo» e «più povertà per tutti».
I cicloni ci sono sempre stati, anche quelli terribilmente violenti come Haiyan che ha colpito le Filippine nei giorni scorsi, anche se fortunatamente sono rari.
Nel corso del XX secolo ce ne sono stati almeno quattro di pari o superiore intensità. A fare la differenza nel bilancio delle vittime e dei danni è il grado di sviluppo, perché l'unica cosa che l'uomo può fare è trovare modi sempre più efficaci di difesa dagli elementi della natura. E questo va di pari passo con lo sviluppo.
Il caso delle Filippine è emblematico, perché ciò che è accaduto si può paragonare con gli effetti dell'unico ciclone che negli ultimi 70 anni abbia investito la terraferma alla stessa velocità (altri avevano già rallentato prima di arrivare a terra): si tratta di Camille, venti a 320 km/h che spazzarono la costa dello Stato americano del Mississippi (e anche di Alabama e Louisiana) nell'agosto 1969. Bilancio definitivo: 259 morti. Neanche paragonabile alla scia di morte lasciata da Haiyan.
Ma non è sorprendente, perché il maggiore responsabile delle morti nelle Filippine è la povertà: tanto per avere un'idea, un buon numero delle vittime è stato causato dal crollo dei rifugi indicati dal governo, chiaramente inadeguati. Inoltre non c'erano le infrastrutture per evacuare rapidamente la popolazione - l'allarme era scattato con giorni di anticipo -. Certo, le Filippine sono un arcipelago e spostarsi da isola in isola non è così facile, ma a Tacloban City non c'erano strade per portare in salvo verso l'interno una popolazione costretta così ad arrangiarsi come poteva per allontanarsi dalla costa.
Fossero state le Filippine un Paese moderno come il vicino Giappone, il numero di vittime sarebbe stato imparagonabilmente molto minore. Così come è vero che se la serie di tornado che sta investendo gli Usa avesse invece colpito le Filippine o il Centramerica le perdite umane sarebbero state molto maggiori.
È qui il punto: se vogliamo un mondo più sicuro c'è bisogno di un maggiore sviluppo e la strada è quella di aiutare i Paesi poveri a uscire dalla loro situazione.
Esattamente il contrario di quello che si sta facendo dal Protocollo di Kyoto in poi.

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