Gli agenti restano senza scudo: costretti a pagarsi medici e legali

I poliziotti coinvolti negli scontri di piazza spesso non sono coperti da assicurazione e fanno fronte di tasca propria alle spese processuali. Ora vogliono persino schedarli

Gli agenti restano senza scudo: costretti a pagarsi medici e legali

«Presunti colpevoli». È la condizione degli agenti di polizia oggi. Non solo sottoposti a responsabilità doverose e rischi di ogni tipo, ma di fatto costretti perfino a pagarsi le spese legali e quelle mediche. E se il lavoro del poliziotto non fosse passione, vocazione e infine anche mestiere, non ci sarebbe dubbio alcuno: «No, mi dispiace, non lo rifarei». Dicono così. Sono state 10.461 le manifestazioni di «spiccato interesse» cui hanno partecipato, nel 2011, circa 410mila unità dei reparti mobili: 484 hanno riportato lesioni gravi (fratture, traumi).

Normali rischi professionali? Sarebbe vero se non fosse che troppi sono mandati allo sbaraglio: senza preparazione e senza protezioni, normali divise casco e via: a prendere botte - mentre in altri civilissimi Paesi europei sono ben altri, i deterrenti e le difese. E in definitiva a loro rischio e pericolo. Chi si fa male sul serio può finire riformato, con pensione legata ai contributi pagati. Troppo pochi in genere per dei giovani. C'è l'aspettativa. Un anno e mezzo, a stipendio tagliato di un terzo e a rischio della semi-idoneità. Non solo si finisce messi da parte, ma si perdono le indennità accessorie, che rendono meno misero lo stipendio (con 25 anni di servizio, per esempio, la base è 1.300 euro circa). Le ore di straordinario, spesso dovuto per le regole della procedura penale, sono pagate meno dell'ordinario, tassate di più. C'è un tetto, un monte ore. I riposi compensativi scadono e il risultato è presto detto: ore regalate «a fondo perduto» alla Patria. «Senza un grazie», dice Agostino Maria Marnati, segretario dell'Ugl e responsabile Nord-Italia. Gli aumenti sono fermi (promozioni e responsabilità no). L'indennità di vacanza contrattuale è ferma. Fino al 2014.

Gli «effetti collaterali» dell'ordine pubblico sono noti: l'avviso di garanzia, spesso per lesioni, minacce o reati contro la persona. Le indagini a loro carico possono essere accompagnate dalla sospensione cautelare, a stipendio «di mantenimento»: 700 euro al mese. Fino alla sentenza in giudicato, che vuol dire anni. Intanto corre il procedimento disciplinare, dalla deplorazione alla sospensione alla destituzione, con sanzioni pecuniarie fino a un sesto dello stipendio. La punizione significa niente concorsi. Poi c'è la responsabilità contabile, per dolo e colpa grave. Un agente può dover pagare la riparazione dell'auto danneggiata durante un inseguimento, e la «messa in strada» della «nuova». È capitato il caso di un conto da 26mila per uno scontro a un semaforo con lampeggiante. E ovviamente non manca il profilo della responsabilità civile. Le spese processuali, poi, non sono più coperte neanche per i «soliti» 2mila euro di anticipo. Il Fondo tutela legale è svuotato, e le risorse destinate alla manutenzione dei veicoli.

«L'assicurazione legale c'è solo sulla carta, quella medica non esiste», spiega Marnati. Il clima generale poi, ormai confonde aggrediti e aggressori. Ed è anche per questo che le sigle più importanti, come Sap e Ugl, ieri hanno detto «no» al ministro degli Interni Annamaria Cancellieri, che sta valutando l'ipotesi di identificativi sui caschi degli agenti, mentre i «bravi ragazzi» e i «pacifisti» li affrontano - come dice l'Ugl - «armati di spranghe e sanpietrini».

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