C’era una volta l’attentato del secolo. Il grande mistero italiano, la trama oscura, il martirio mediatico di Sigfrido Ranucci. Poi arriva Andrea Ruggieri e buca il pallone con una battuta che vale più di mille editoriali: “Svolta clamorosa nelle indagini sull’attentato del secolo ai danni di Ranucci: i grandi mandanti dell’attentato al principe del giornalismo di inchiesta – che massacra persone perbene e quando si sbaglia manco chiede scusa – chi sarebbero? Bin Laden, Riina, Provenzano? No: Lavitola, che ridere”.
Da tragedia civile la storia rischia di scivolare dritta nella commedia all’italiana secondo Ruggieri: “Questo ha fatto un anno in giro il martire in pericolo di vita e il suo problema è Valterone Lavitola? Per fortuna la vicenda si rivela poco seria quindi possiamo permetterci di scherzarci su: siamo a un passo dalla commedia con Bombolo e Tomas Milian, altro che camorra, mafia e ‘ndrangheta. Ranucci ha infatti subito ammesso: ‘ma come Lavitola? Noi siamo amici, com’è possibile?’”.
Ecco il punto politico, prima ancora che giudiziario. Ranucci, che da Report distribuisce lezioni di etica al Paese intero, scopre che nella trama del suo presunto incubo compare un suo conoscente. Anzi, un amico. E allora Ruggieri pone la domanda più semplice, dunque la più imbarazzante: “Domanda: come mai Sigfrido, prode moralista senza macchia, frequenta un pregiudicato come Lavitola, condannato per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi e non solo? E come arrivano a farsi attentati due amiconi che vanno a cena insieme, come testimoniato dalla foto che pubblicai da direttore dal Riformista tre anni fa?”.
Domande legittime, per carità. Quesiti che forse non finiranno in prima serata con musiche sinistre e grafici minacciosi, perché stavolta il protagonista non è un bersaglio qualsiasi. Però restano lì, sul tavolo: pesanti, ironiche, perfide quanto basta. Considerando anche l’altro messaggio di Ruggieri, che lascia intendere una richiesta – arrivata un anno fa – di Lavitola di fare pace proprio col frontman di “Report”.
La giustizia farà il suo corso, naturalmente. Ma la narrazione ha già preso una botta. Perché se per mesi ci è stato chiesto di credere al grande assedio contro il giornalismo libero, adesso scopriamo che il presunto giallo potrebbe passare per rapporti personali, cene, amicizie e vecchie conoscenze. Ruggieri chiosa: “Secondo me ci saranno risvolti interessantissimi. Ma intanto direi che Ranucci può tranquillamente restituire la scorta allo Stato: costa molti soldi pubblici e per fortuna scopriamo che non gli serve”.
Una provocazione, certo.
Ma anche il riassunto perfetto di una vicenda che, partita come thriller istituzionale, rischia di concludersi con una pernacchia. E il finale del video, con Bombolo e Milan in “Delitto in Formula Uno”, non lascia grandi margini di interpretazione.