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Antagonisti, 22 denunciati a Bergamo per le manifestazioni del 2025

Le accuse sono di resistenza aggravata, oltraggio a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio

Antagonisti, 22 denunciati a Bergamo per le manifestazioni del 2025
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Le manifestazioni del 2025 continuano a essere sotto stretta osservazione degli investigatori, che proseguono nell’attività di ricerca per l’individuazione dei responsabili di possibili reati compiuti. Gli antagonisti hanno dato notizia di nuove azioni da parte della questura di Bergamo, che avrebbe denunciato 22 militanti per i cortei del 25 aprile 2025, per lo sciopero generale del 3 ottobre e per il presidio dell’8 ottobre. Questi ultimi due eventi sono stati strettamente legati alla Flotilla autunnale, che in quelle settimane si trovava in viaggio verso Gaza ed è stata fermata a ridosso di ottobre.

Le accuse contestate “sarebbero resistenza aggravata, oltraggio a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio”, spiegano gli antagonisti, che rivendicano il fatto che “le mobilitazioni avevano coinvolto migliaia di persone e registrato tensioni con la polizia, tra cui cariche durante il corteo del 25 aprile, l’occupazione dei binari della stazione il 3 ottobre e l’ingresso di manifestanti nel cortile del Comune durante il presidio dell’8 ottobre”. Le indagini hanno sfruttato anche l’analisi dei filmati dei video social e della polizia scientifica, con l'obiettivo di identificare i partecipanti che avrebbero preso parte attiva ai disordini. Gli inquirenti stanno valutando la posizione di altri manifestanti, mentre l'attenzione resta alta per il rischio di nuove mobilitazioni di solidarietà nei confronti della Flotilla nei prossimi giorni. Non è detto che le indagini per quegli episodi siano concluse, la Procura potrebbe emettere nuovi provvedimenti.

Lo sciopero generale del 3 ottobre 2025, che a Bergamo ha portato al blocco dei binari, ha ricalcato lo schema di una serie di azioni simultanee costate allora decine di denunce e fermi anche a Milano, Torino e Pisa, dove i manifestanti avevano parimenti preso d'assalto gli snodi ferroviari strategici nel tentativo di paralizzare il Paese.

Il Viminale mantiene alta l'attenzione proprio su questa rete, che unisce le diverse realtà locali in un'unica mobilitazione diffusa sul territorio nazionale, con il costante timore che l'emissione di nuovi provvedimenti giudiziari possa innescare una reazione a catena e dare il via a una nuova ondata di proteste coordinate.

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