Il giudice obbedisce ai diktat della Procura: "Arresti domiciliari"

Il magistrato di Sorveglianza sposa la linea di Bruti Liberati: il direttore sarà detenuto in casa, proibite le visite e i contatti

Il procuratore Edmondo Bruti Liberati
Il procuratore Edmondo Bruti Liberati

«Ordina agli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria di accompagnare il condannato, assicurandosi della sua identità e ingiungendogli di attenersi alle prescrizioni presso Milano via... (omissis) per l'espiazione della pena»: firmato Ferdinando Pomarici, sostituto procuratore della Repubblica. È qui, in quattro righe di prosa giudiziaria, l'approdo finale del caso Sallusti. Alle nove di ieri mattina, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica, il giudice di sorveglianza Guido Brambilla firma il provvedimento che trasforma il direttore del Giornale in un detenuto. Un detenuto agli arresti domiciliari: ma un detenuto a tutti gli effetti, cui viene proibito di uscire di casa ventiquattr'ore su ventiquattro, di incontrare chiunque tranne i conviventi e di parlare al telefono per scontare così la condanna «per cui risultano da espiare: reclusione anni 1 mesi 2».
Alle dieci il pm Pomarici firma l'«ordine di esecuzione per l'espiazione presso il domicilio delle pene detentive» che viene notificato ai legali del direttore del Giornale. Da questo momento in avanti inizia un'attesa quasi surreale, perché da un momento all'altro la polizia potrebbe presentarsi a prelevare il condannato e accompagnarlo a casa. La giornata invece trascorre senza che nulla accada. Ma il provvedimento di Pomarici è esplicito, dice che «occorre dare urgente esecuzione». L'arresto di Sallusti è dunque, inevitabilmente, questione di ore.
La partita, però, non si chiude qui, perché Sallusti non intende modificare la linea seguita fin da quando, il 26 settembre scorso, la Cassazione ha confermato la sua condanna a quattordici mesi di carcere per diffamazione per un articolo pubblicato su Libero nel 2007, quando ne era il direttore: nessuna richiesta di beneficio carcerario o di misure alternative. Se la sentenza dice carcere, che carcere sia, e senza privilegi da casta. Il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, invece ha fatto di tutto per arrivare a un esito meno traumatico: avocando a sé il fascicolo, e chiedendo - contro il parere di Sallusti ma anche degli altri pubblici ministeri - la concessione degli arresti domiciliari. Ieri il giudice di sorveglianza accoglie la richiesta di Bruti Liberati: domiciliari. Da oggi, dal momento in cui gli verrà notificato il provvedimento, se Sallusti uscirà di casa potrà essere arrestato per evasione.
Evaderà, Sallusti, come alcuni suoi tweet farebbero ipotizzare? In realtà la strada che il giornalista intenderebbe seguire è un'altra: chiedere che lo stesso giudice di sorveglianza torni sui suoi passi e revochi il provvedimento emesso ieri. Se l'istanza venisse accolta, perderebbero ogni efficacia sia il decreto di ieri che l'ordinanza con cui lunedì scorso il procuratore Bruti Liberati aveva sospeso la condanna. E per Sallusti la prigione scatterebbe immediatamente. Mettendo a quel punto la classe politica e l'opinione pubblica di fronte al caso senza precedenti di un direttore di giornale in carcere per un articolo non scritto da lui.
Le grandi manovre per evitare questa conclusione hanno finora raggiunto l'obiettivo: a costo di scavalcare i suoi sostituti e di ricevere pesanti attacchi personali, Bruti Liberati ha imposto la sua linea e ha ottenuto alla fine di chiudere Sallusti non in una cella di San Vittore ma nella casa della sua compagna.

È la soluzione che anche il presidente della Repubblica ha discretamente sponsorizzato, soprattutto quando è divenuto chiaro che il Parlamento non sarebbe riuscito ad approvare una nuova legge sulla diffamazione. Ma non è affatto detto che sia la soluzione finale.

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