Nuove prove, i legali di Agrama chiedono di rifare il processo

L'avvocato del produttore americano condannato a 3 anni a Milano ma assolto in Svizzera: "La documentazione dei magistrati elvetici non era nota ai difensori di Berlusconi"

Nuove prove, i legali di Agrama chiedono di rifare il processo

Lugano - Ancora una testimonianza dalla Svizzera, ancora una conferma che il processo sui Diritti tv ha ignorato fatti e atti giudiziari importanti dell'inchiesta elvetica per riciclaggio contro quattro manager Mediaset, chiusasi con l'archiviazione come abbiamo documentato ieri sulle pagine de Il Giornale. Fatti e atti che riguardavano la stessa questione e hanno portato a conclusioni opposte a quelle italiane.
Parla Silvana Carminati, responsabile acquisti fiction dell'Rsi, la tv svizzera di cui fa parte la Srg Ssr, che ha comprato film e programmi Paramount dal produttore americano Frank Agrama, ritenuto «socio occulto» di Silvio Berlusconi nella sentenza della Cassazione che ha portato alla condanna per frode fiscale di tutti gli imputati.
«I rapporti con Agrama - spiega a Ticinonline, il portale numero uno della Svizzera italiana - sono cessati, a memoria, tra fine anni Novanta e gli inizi del 2000. Lo avevamo conosciuto in un mercato televisivo e ci era stato indicato come l'intermediario ufficiale della Paramount per il mercato di lingua italiana. Era lui il proprietario dei diritti dei film che ci interessavano e ci siamo rivolti a lui finché la Paramount non ha aperto un proprio ufficio a Roma».
Dopo le carte sull'interrogatorio del 18 ottobre 2010, da parte del giudice istruttore di Berna, del responsabile Finanze della Srg Ssr e il rapporto finale del magistrato elvetico Prisca Fischer che il 15 dicembre dello stesso anno ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta, perché mancavano le basi del reato di riciclaggio, ecco un altro tassello che dimostra il ruolo ufficiale e non «fittizio», come definito dalla giustizia italiana, di Agrama nella vendita dei prodotti Paramount da lui acquistati con l'esclusiva per l'Italia e le emittenti di lingua italiana.
Ma forse ancora più importante è che la Carminati parla a Ticinonline anche dei prezzi dei film, che per i giudici italiani Agrama avrebbe «gonfiato» in modo fraudolento d'accordo con Berlusconi. «Compravamo da Agrama - dice - al prezzo di mercato a cui avremmo comprato direttamente dalla Paramount. Non abbiamo mai avuto motivo di sospetto».
Possibile che tutto questo non sia stato ritenuto rilevante in Italia, prima nell'inchiesta e poi nei processi per i Diritti tv? Possibile che non sapessero nulla i difensori degli imputati, mentre certo la Procura di Milano era informata dell'andamento e della conclusione dell'inchiesta svizzera?
La difesa del leader Pdl conferma di non conoscere queste carte, che intende valutare nel complesso per decidere il da farsi. E Roberto Pisano, legale di Agrama dice: «La documentazione ufficiale dei magistrati svizzeri non era nota alle difese del processo Mediaset, né è mai stata acquisita in tale sede. Ed è di straordinaria rilevanza, avendo valore di potenziali “nuove prove” idonee a legittimare la revisione del processo ai sensi dell'articolo 630 del codice di procedura penale».
Dunque, alla vigilia del esame della Giunta per le immunità del Senato sulla decadenza di Berlusconi gli avvocati sono al lavoro per far riaprire un processo che sembrava definitivamente chiuso e che grazie alla revisione potrebbe portare anche alla sospensione della pena da parte della competente Corte d'appello di Brescia.
Pisano spiega che la documentazione svizzera «conferma le conclusioni di assoluzione per Agrama, Berlusconi ed altri cui era giunto il Gup di Roma Balestrieri, con sentenza del 27 giugno 2012, espressamente basata sugli stessi elementi di prova del processo Mediaset». Una assoluzione confermata dalla Cassazione il 6 marzo 2013. Con questa motivazione: «Il Gup ha evidenziato la sussistenza di un compendio probatorio, sia dichiarato che documentale, ambivalente e contraddittorio, insuscettibile di ulteriore sviluppo in sede dibattimentale». Balestrieri dice di aver valutato le prove del parallelo processo Mediaset, «con conseguente prognosi negativa», riconosce il ruolo «effettivo» di Agrama e nega una «maggiorazione» dei prezzi dei diritti tv.