Leggi il settimanale

Barbero: "Ecco perché voterò no al referendum". Ma piovono inesattezze

Dalla confusione tra separazione delle funzioni e separazione delle carriere alla sparata sul governo: cosa non torna nell'analisi dello storico

Barbero: "Ecco perché voterò no al referendum". Ma piovono inesattezze
00:00 00:00

Alessandro Barbero ha dichiarato la propria intenzione di votare "no" al referendum sulla giustizia. In un video diffuso sui social e ripreso dal comitato “Giusto dire no”, il professore sostiene che “la riforma indebolisce il Csm” e motiva la sua posizione esprimendo timori sul nuovo assetto dell’organo di autogoverno della magistratura. “A me sembra che con un Csm dove i membri magistrati sono tirati a sorte, mentre il governo sceglie quelli che nomina lui, di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”, l'analisi dello scrittore, che afferma inoltre di aver esitato prima di intervenire pubblicamente: “Ci ho messo un po’ a decidere di girare questo video per spiegare perché ormai è diventata una battaglia fra destra e sinistra”, precisando che non ritiene suo compito partecipare a un confronto politico di questo tipo.

Nel video, Barbero chiarisce inoltre un punto che ritiene centrale nel dibattito: “Il referendum non è sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, perché di fatto c’è già”. A suo avviso, l’obiettivo principale della riforma sarebbe invece “la distruzione del Csm così come era stato voluto dall’assemblea Costituente”. Richiama infine il ruolo istituzionale del Consiglio superiore della magistratura, ricordando che “il Csm è l’organo di autogoverno dei magistrati, con funzioni anche disciplinari” e che si occupa di competenze che, durante il periodo fascista, erano attribuite al ministro della Giustizia. Ma il suo intervento contiene delle inesattezze.

Alcune affermazioni del professore non corrispondono alla realtà e le polemiche in rete fioccano. Le critiche si concentrano su più punti del suo intervento video. Un primo rilievo riguarda la sua osservazione secondo cui “il referendum non è sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici” perché “la separazione di fatto c’è già”. Come rimarcato dal giornalista Ermes Antonucci, Barbero confonde la separazione delle funzioni con la separazione delle carriere. Pur essendo oggi molto limitato il passaggio da un ruolo all’altro, magistrati requirenti e giudicanti continuano a fare riferimento a un unico organo di autogoverno, il Csm, responsabile delle principali decisioni sul percorso professionale di entrambi.

Un secondo punto contestato riguarda l’idea che la riforma “indebolisce il Csm, intanto perché prevede che sia sdoppiato: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri”. In realtà la previsione di due Consigli superiori separati è una naturale conseguenza della divisione delle carriere, ritenuta capace di rafforzare l’autonomia di ciascuna componente della magistratura. Entrambi gli organi manterrebbero una composizione a maggioranza togata e resterebbero presieduti dal presidente della Repubblica. Un’altra obiezione riguarda l’affermazione per cui, con la riforma, “al di sopra del Csm ci sarà un altro organo disciplinare”. Ma non è vero che l’Alta Corte si collocherebbe gerarchicamente sopra i Csm: questa affiancherebbe i due consigli assumendo le competenze oggi esercitate dall’organo di autogoverno in materia disciplinare. Le funzioni, quindi, sarebbero ripartite e non sovrapposte.

Barbero afferma poi: “I membri togati, come si dice, cioè quelli che rappresentano i magistrati, saranno tirati a sorte”. Ma, prosegue Antonucci, i componenti togati non svolgono un ruolo di rappresentanza in senso politico o ideologico e il Csm è concepito come organo amministrativo, incaricato di decisioni su nomine, trasferimenti e avanzamenti di carriera. Ulteriori contestazioni riguardano la frase secondo cui si avrebbe “un Csm, anzi due, anzi tre organismi, dove i membri magistrati sono tirati a sorte, mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui”. Le nomine governative non rientrano attualmente nelle prerogative dell’esecutivo e anche in futuro i componenti laici dei nuovi organi sarebbero selezionati tramite sorteggio da liste formate dal Parlamento.

Un’altra affermazione del professore che fa discutere è la seguente: “Mi sembra che questi organismi saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore”. Ma in realtà i magistrati manterrebbero comunque una presenza maggioritaria nei due Csm e un ruolo preponderante anche nell’Alta Corte disciplinare.

Infine la conclusione di Barbero, secondo cui “il governo potrà di nuovo, come in uno Stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”. Ma nessuna norma conferirebbe poteri di intervento all’esecutivo e il governo rimarrebbe estraneo sia ai meccanismi di selezione dei componenti sia all’attività degli organi previsti.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica