Belen, un sì da regina Ma i "sudditi" si ribellano: "24 ore da sequestrati"

A Comignago strade chiuse e bodyguard inflessibili. Gli sposi salutano i fan tenendoli a debita distanza

Belen, un sì da regina Ma i "sudditi" si ribellano: "24 ore da sequestrati"

nostro inviato a Comignago (No)

Comignago, fino a ieri primo ed unico comune italiano interamente belenizzato, questa mattina si è svegliato completamente sbelenizzato. Stufo, arcistufo di Belen, il borgo novarese teatro del «matrimonio dell'anno», ha già divorziato dalla sua divissima, Rodriguez Cozzani (si fosse chiamata solo Cozza, sarebbe stato un oltraggio alla pubblica bellezza). Da ieri alle 18 la signorina Maria Belen Rodriguez Cozzani è diventata la signora De Martino. Ha sposato Stefano, ex ballerino di Amici, che sull'altare, in un impeto di originalità, pare abbia commentato: «Ormai sono in ballo, mi tocca ballare...». Non è che lo sposo abbia dovuto fare un grande sforzo, visto che la neo moglie è gioia pura per gli occhi; inoltre è piena di soldi, cosa che non guasta mai. E se ieri tanti vip sono mancati all'appello, è forse perché - sotto sotto - un po' rosicano. Nozze da ricconi in un paese (Comignago) dove non c'è neppure un bancomat; nozze da ricconi in un Paese (l'Italia) dove i bancomat sono tanti, ma gli euro da prelevare sono sempre meno. Ieri il sindaco di«Belen City» aveva un grande punto interrogativo sulla testa. Ma cosa stava succedendo? Cos'era quel casino che aveva portato, per la prima volta nel serafico tran tran comignaghese, alla chiusura - per «problemi di sicurezza» - della strada che porta a villa Giannone, location dell'«evento».

«Problemi di sicurezza» a Comignago? Come dire, «allarme satanismo» a Medjugorje. Un controsenso. Ma ieri a Comignago si è sposata nientedimeno che la mamma del piccolo Santiago (il simpatico bimbo che alza il ditino medio a favore di fotografo), e quindi tutto è possibile. Compreso che i 1200 residenti siano rimasti per una metà pro-Belen e per una siano diventati anti-Belen. Partito, quest'ultimo, in netto aumento dopo che ieri i poveri residenti hanno scoperto di essere «sequestrati» in casa propria. Strade chiuse al traffico, ovunque paratie anti-paparazzo e divieto di avvicinarsi alla «zona rossa» (rosa?) per chi non fosse in possesso dell'ambitissimo «pass vip». Nessuno, ovviamente, degli «indigeni» aveva - non dico il «pass vip» - ma neppure il più modesto «pass sfig» (dove sfig, sta per l'abbreviazione di sfigato). Risultato: i «gorilla» della security privata ingaggiati dalla premiata ditta Belen&Belen (Stefano è socio di minoranza) appena avvistavano un comignaghese doc, gli intimavano di andarsene a dormire. E se il tapino provava a ribattere: «Ma sono appena le sei di sera, non ho sonno, voglio vedere Belen...», ecco che il bodyguard ribadiva implacabile: «Via, via... A dormire!». Ieri i sudditi della regina Belen, condannati a coricarsi prima di Carosello, meditavano di spezzare le cartene: «Ci sentiamo sequestrati nelle nostre case, in ostaggio degli sposi. Libertà». Da una parte il paese blindato dalle nozze bling bling (cioè sfarzose ma un po' cafone), dall'altra il giardino di Villa Giannone dove gli ospiti si davano alla pazza gioia. E dire che all'inizio di questa avventura matrimonial-gossippara erano tutti dalla parte della Rodriguez Cozzani. Ma poi la farfallina ha cominciato a fare la farfallona, e allora ogni simpatia è volata via.

La casalinga di Comignago (stretta parente della più celebre casalinga di Voghera) ha iniziato a criticare l'esibizionismo glamour della futura sposa, mentre anche suo marito (il marito della casalinga, non di Belen) ha cominciato a lanciare le pantofole contro il calendario della Rodriguez desnuda attaccato in bagno. Lo spread del gradimento beleniano è crollato in concomitanza con una polemica «avvincente» quanto un botta e risposta tra Renzi e Epifani. L'autorevole Novelle 2000 (Epifani?) dà della «stressata» all'autorevolissima Belen (Renzi?), suggerendole di «darsi una calmata». La Rodriguez scatta come una molla minacciando querela per non si sa bene quale reato, ma poi scende a più miti consigli, accusando con un tweet Novella 2000 di essere «miseramente in crisi di copie» (Belen, nella concitazione, scrive freudianamente «coppie»). Ma anche un giornale serio come La Stampa non è lucidissimo, tanto da aver commentato ieri in prima pagina che «Belen è l'indiscutibile icona dell'egemonia sottoculturale di Berlusconia». Boh. Intanto la sposa - impegnatissima nella registrazione del «docufilm» delle nozze - reclama «rispetto per la privacy». La neo signora De Martino non scherza e, dopo aver salutato i fan, lancia un terribile avvertimento: «Se non fate i bravi me ne torno in Argentina!». Buon viaggio.