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No Tav, Beppe Grillo indagato a Torino

I pm chiedono 9 mesi di carcere per l'inchiesta sui No Tav del 2010 per la costruzione abusiva di una baita in Val di Susa. La procura di Genova: "È indagato, ma non qui"

No Tav, Beppe Grillo indagato a Torino

Beppe Grillo è finito nel mirino dei pm. Prima della procura di Genova, che sta valutando se indagarlo per "istigazione di militari a disobbedire alle leggi" (articolo 266 Cp). Poi di quella di Torino che lo ha indagato nell'inchiesta sui No Tav e ha chiesto per lui 9 mesi di reclusione. Infine quelle di Roma, Bergamo e Teramo che hanno aperto i fascicoli a carico del leader di M5S Beppe Grillo in cui si ipotizza l’articolo 266 del codice penale, cioè "l’istigazione a militari a disobbedire alle leggi".

Nel 2010, infatti, venne costruita abusivamente una baita, diventata simbolo del movimento, e il 5 dicembre, partecipando a una manifestazione, il leader del M5S, improvvisò proprio davanti all'edificio in costruzione un breve comizio. Poi entrò, nonostante il comandante dei carabinieri della compagnia di Susa lo aveva informato che se avesse varcato la soglia della casetta avrebbe commesso un reato. Dopo qualche minuto Grillo uscì e, davanti alle telecamere, mimò di avere i polsi ammanettati. Il processo vede imputate 21 persone di violazione di sigilli. Sono state chieste quattro assoluzioni e, per il resto, condanne fra i 18 e i 6 mesi di reclusione.

Un fascicolo potrebbe essere aperto dalla procura genovese dopo un esposto del parlamentare e coordinatore dei giovani del Pd Fausto Raciti, che stigmatizzava la lettera aperta scritta dal leader del Movimento 5 Stelle e indirizzata ai vertici di Polizia, Esercito e Carabinieri. Roma, Bergamo e Teramo lo avrebbero già aperto invece. Nella missiva, il leader pentastellato invitata gli agenti a non schierarsi a protezione della classe politica italiana.

Raciti, ma non solo (oltre ai cittadini, anche due esponenti di Scelta Civica hanno presentato un esposto contro Grillo), vi ravvisò un reato. "Sono arrivati atti da varie procure, li stiamo valutando per capire se aprire una indagine o meno, stiamo valutando le carte", ha detto il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce. Che poi ha aggiunto: "Su Beppe Grillo, per la lettera aperta ai capi delle forze di polizia, sono arrivati numerosi atti da diverse procure dove risulta già indagato".

Lo scritto incriminato risale al 10 dicembre scorso e segue le manifestazioni dei Forconi e il clamoroso gesto di alcuni agenti addetti all’ordine pubblico che a Torino, Genova e Milano si sfilarono il casco protettivo. "Alcuni agenti di Polizia e della Guardia di finanza a Torino si sono tolti il casco, si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. È stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari. Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare. Le forze dell’ordine non meritano un ruolo così degradante. Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro. Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini. Sarà un segnale rivoluzionario, pacifico, estremo e l’Italia cambierà. In alto i cuori", scriveva Grillo. Che ora rischia pene che vanno da 2 a 5 anni.

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