Berlusconi, le colombe tirano fuori gli artigli «Basta giochi sporchi»

Il partito compatto: "Dal Pd comportamento inaccettabile". Nuova Forza Italia, il Cav passa alcune deleghe del segretario Alfano a Verdini

Berlusconi, le colombe tirano fuori gli artigli «Basta giochi sporchi»

Tiene il freno a mano tirato il Cavaliere e ancora non scioglie le riserve sul da farsi per quanto riguardo la partita della decadenza che si sta giocando al Senato. Sul tavolo, insomma, continuano a restare tutte le opzioni e prima del voto in Giunta di mercoledì la riserva non dovrebbe essere sciolta. Idee più chiare, invece, Silvio Berlusconi sembra averle sul Pdl e sull'ormai prossima trasformazione in Forza Italia. Non tanto perché nella nuova sede di piazza in Lucina già sventolano le bandiere azzurre, quanto perché l'ex premier avrebbe formalizzato quel passaggio di consegne da Angelino Alfano a Denis Verdini di cui nel partito si discute ormai da qualche mese.

Su indicazione del Cavaliere – che dovrebbe già aver firmato i relativi documenti – al coordinatore del Pdl sarebbero infatti passate alcune deleghe organizzative e amministrative così da permettergli di occuparsi del lancio della cosiddetta Forza Italia 2.0. Un processo complesso, non solo dal punto di vista giuridico ma anche sotto il profilo amministrativo. E per il quale è necessario che ci sia chi se ne occupi a tempo pieno. Senza contare che lo stesso Pdl ha diverse pendenze che con il passare delle settimane e dei mesi rischiavano di arenarsi visto che Alfano è ovviamente concentrato sull'attività del governo. Il segretario pidiellino, infatti, riveste non solo l'impegnativo incarico di ministro dell'Interno ma è pure vicepremier ed è chiaro che i due ruoli lo stanno assorbendo molto. Ecco perché il Cavaliere avrebbe rotto gli indugi. «Così Angelino potrà occuparsi a tempo pieno del governo», spiegava due giorni fa ad alcuni interlocutori. Che, peraltro, potrebbe essere il segnale di un Berlusconi tutt'altro che intenzionato a far saltare l'esecutivo guidato da Enrico Letta.

D'altra parte, dell'avvicendamento nel partito se ne parlava da tempo, di certo da prima dell'estate. E non solo in riunioni ristrette, ma anche in incontri con sette-otto persone che si sono tenuti nelle scorse settimane nella vecchia sede di via dell'Umiltà. Lo stesso Alfano, tra l'altro, si era detto d'accordo, anche se forse negli ultimi tempi aveva preferito temporeggiare, magari nel dubbio di concentrarsi più sul partito che sul governo. Alla fine, però, sembra che i problemi operativi abbiano preso il sopravvento, anche perché al di là del lancio di Forza Italia anche nel Pdl ci sono delicate questioni aperte, dal commissariamento del Molise al voto ormai prossimo in Basilicata e più in là in Abruzzo e Sardegna.

Il partito, intanto, si muove compatto a difesa di Berlusconi. A prendere le sue parti, infatti, non sono tanto i soliti falchi («Letta sappia che il Pdl non rimarrà in ginocchio al governo se fanno decadere Berlusconi», fa sapere Daniela Santanché) ma soprattutto le cosiddette colombe. A partire proprio da Alfano. «Il Pd – dice - avrebbe dovuto tenere un atteggiamento differente. Una tale accelerazione a rotta di collo non si era mai vista». E pure Fabrizio Cicchitto punta il dito contro i democratici ed invita Letta a «guardarsi innanzitutto dai suoi compagni del Pd». Idem il ministro Maurizio Lupi: «Dal Pd toni inaccettabili solo per purificarsi davanti al suo elettorato». «L'eliminazione di Berlusconi non ha nulla di giuridico ma è tutta politica e non si può accettare», gli fa eco Raffaele Fitto. Mentre Renato Schifani arriva a dire che «dopo gli strappi che si stanno consumando quotidianamente occorrerà verificare se con il Pd vi sono ancora margini di convivenza». «Se il Pd elimina Berlusconi è il colpo finale al governo», chiosa Mariastella Gelmini.

Insomma, sul fatto che il voto sulla decadenza del Cavaliere potrà essere decisivo per le sorti dell'esecutivo sono davvero tutti d'accordo.

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