Berlusconi finisce in ospedale. "Colpa delle preoccupazioni"

Il leader di Forza Italia al San Raffaele per un'artrosi al ginocchio: una Tac conferma l'infiammazione. Scherza con le infermiere e pensa al verdetto: "Può succedermi di tutto"

Berlusconi finisce in ospedale. "Colpa delle preoccupazioni"

Milano - Lo sottopongono a una Tac e lui tira fuori il meglio del suo repertorio. Al termine dell'esame si rivolge all'infermiera che l'ha assistito come fosse un manager in visita e non un paziente dolorante: «Mi raccomando, il microfono non funzionava bene, aggiustatelo». Silvio Berlusconi, pur acciaccato, non si arrende. Arriva al San Raffaele giovedì sera, accompagnato dalla fidanzata Francesca Pascale, e raggiunge la suite al settimo piano dove era già stato l'anno scorso, per via di una fastidiosa uveite. Oggi il problema non sono più gli occhi, ma il ginocchio sinistro, minato dall'artrosi. Una patologia dolorosissima, spiegano i tecnici, e così nel percorso dentro l'ospedale qualcuno gli offre una carrozzella. Ma il Cavaliere, vestito di scuro, rifiuta. Berlusconi è amareggiato: «Mi dicono che ho somatizzato le mie preoccupazioni», ripete a chi gli è vicino. Il meeting con il presidente Napolitano al Quirinale non ha sbrogliato i suoi guai giudiziari. Incombe l'udienza davanti al tribunale di Milano che deciderà il suo destino. L'agibilità politica, oggetto di estenuanti discussioni dalla scorsa estate, resta un punto di domanda. Non è chiaro che cosa succederà, anche se l'affidamento in prova ai servizi sociali è più quotato degli arresti domiciliari al borsino del Palazzo di giustizia.

E allora l'improvviso ricovero scatena domande e retropensieri, aprendo il vaso di Pandora della dietrologia. Mancano pochi giorni, meno di una settimana, all'udienza decisiva e l'ipotesi di una connessione fra i due avvenimenti appare quasi scontata a cronisti e commentatori che a tutto credono fuorché al caso. Naturalmente non si capisce quale vantaggio il Cavaliere potrebbe trarre da una breve degenza al Diamante, il reparto vip del San Raffaele, ma l'obiezione non serve per smontare teoremi e suggestioni. Così si susseguono voci e ipotesi sulla presunta strategia sanitaria del Cavaliere. Una tattica basata sul rinvio o almeno sul rallentamento dell'azione giudiziaria. In realtà, già oggi il leader del centrodestra potrebbe tornare ad Arcore. A casa. La terapia disposta dal professor Pietro Randelli, primario del Policlinico San Donato, per sfiammare il ginocchio dà buoni risultati: il controllo serale mostra progressi e Randelli si dice soddisfatto. Giovanni Toti, che va a trovare il Cavaliere al Diamante, prova a smontare la lettura maliziosa dello stop: «Il ricovero un escamotage? Lo escludo». Anzi, il giornalista prestato alla politica ribalta la prospettiva: «Semmai il ricovero penalizza noi per la campagna elettorale».

Fuori ci sono giornalisti e curiosi. Qualcuno si fa fotografare davanti al Diamante, altri si mettono a marcare stretti ingressi e uscite dal reparto, nella speranza di intercettare l'ex premier. Ma non ci sono colpi di scena e nemmeno conferenze stampa e bollettini medici. Anche Alberto Zangrillo, il medico personale del Cavaliere, ad una certa ora si sfila per raggiungere Roma e lo studio televisivo di Virus. Il leader del centrodestra, fra un esame e una visita, si dedica al rebus delle europee, cercando di risolvere il rompicapo delle candidature. E dà la linea per il programma: «Non dobbiamo uscire dall'euro, ma dobbiamo ridiscutere i trattati europei». Poi telefona a Roma ai vertici siciliani del partito, alle prese con le nomine dei nuovi dirigenti regionali. Berlusconi macina dossier e incontri: resta a colloquio con Toti, riceve i figli Marina e Pier Silvio. «L'ho visto benissimo», afferma Pier Silvio parlando coni giornalisti.
In realtà medici e infermieri che lo incrociano nel corso della giornata registrano sensazioni diverse e quasi opposte: la forza d'animo, la voglia di combattere e di reagire davanti al dolore, al logoramento inevitabile per l'età, persino all'eventualità di un'operazione. Contemporaneamente, l'ansia, la solitudine, la delusione per una situazione che gli pare grottesca e inaccettabile: a sei giorni dall'appuntamento con la giustizia il Cavaliere si sente chiuso in un angolo, in qualche modo tradito da chi avrebbe potuto garantirgli una via d'uscita. Ormai è tardi. La trattativa, se mai c'è stata, non è approdata a nulla. Il Cavaliere ha fretta di lasciare il Diamante e di prepararsi alla grande battaglia della prossima settimana: «Sono molto preoccupato perché può accadermi di tutto».

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