Per Berlusconi è l'ora della tregua armata

I segnali di stima e le aperture arrivate dal Colle rassicurano l'ex premier. E il video anti pm resta nel cassetto

Per Berlusconi è l'ora della tregua armata

La dichiarazione di guerra in video è pronta. Ma per adesso resterà chiusa nel cassetto. Perché per Silvio Berlusconi è il momento della frenata. Brusca. La crisi di governo non è più all'ordine del giorno, i falchi volano più basso, c'è spazio per le meditazioni e le mediazioni. Tra queste quella di Fedele (di nome e di fatto) Confalonieri, da sempre l'alter ego razionale e cauto di Berlusconi, che ha incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano facendosi latore della volontà dell'amico Silvio e della «nipotina» Marina di trovare una soluzione all'agibilità innanzi tutto personale e poi politica del Cav.

E da Re Giorgio sarebbero arrivate rassicurazioni e la conferma della fiducia nel senso di responsabilità di Berlusconi per tenere in vita il governo ed evitare una crisi al buio. E le parole di ieri di Angelino Alfano controfirmano questo nuovo clima: «La fiducia di Napolitano è ben riposta nel presidente Berlusconi che è il leader politico che da due anni sostiene governi che non sono guidati né da lui né da esponenti del Popolo della Libertà». E comunque «mi sento di escludere che il presidente del Consiglio Enrico Letta stia lavorando a un piano per soluzione alternativa alla maggioranza».

Insomma, venticelli se non di pace almeno di tregua. Ma che cosa ha fatto cambiare idea, almeno in parte, a Berlusconi? Di sicuro il fatto che Napolitano lo abbia trattato da statista, dandogli una sorta di onore delle armi, un riconoscimento di quanto fatto negli ultimi vent'anni in politica, non sarà dispiaciuto a Berlusconi. Ma in questo momento non possono bastare le medaglie al valore, ci vuole anche la «ciccia». Come la grazia, che potrebbe anche sembrare più vicina ma è pur sempre di uno strumento che blinda l'agibilità personale ma non quella politica. Senza contare che verrebbe di fatto vanificata dalle altre tagliole giudiziarie che potrebbero scattare presto per l'ex premier. Diverso sarebbe se il capo dello Stato avesse deciso di fare Berlusconi senatore a vita, fornendogli uno scudo assai più resistente. Ma non pare che sul tavolo della trattativa ci sia questo.

Di certo però sulla frenata di Berlusconi hanno influito anche valutazioni di carattere squisitamente politico. Il Cavaliere starebbe valutando pro e contro di una possibile crisi di governo. La cui conseguenza potrebbe essere o le urne subito o la nascita di un Letta-bis senza il Pdl. La prima ipotesi seduce naturalmente il Cavaliere, per cui l'odore delle schede elettorali è come quello del sangue per gli squali. Anche perché i sondaggi che girano segnalano un Pdl in crescita, con una manciata di punti percentuali di vantaggio sul centrosinistra. Ma questi numeri non tengono conto del possibile scotto da pagare per chi si dovesse far carico agli occhi degli italiani della responsabilità della caduta del governo e dell'a quel punto inevitabile discesa in campo sul fronte opposto di Matteo Renzi, l'unico competitor in grado di far recuperare punti (e probabilmente molti) al Pd.

Con quali conseguenze sull'identità democratica non si sa, ma questo non è certo un problema di Berlusconi. Più preoccupato certamente delle incognite che gravano sulla leadership del partito. La seconda ipotesi è la nascita di un Letta-bis senza Pdl ma con i voti al Senato di qualche transfuga del MoVimento Cinque Stelle e schegge impazzite degli altri schieramenti. Si tratterebbe forse anche di un vantaggio per Berlusconi, che potrebbe ricompattare il partito, costruire una nuova leadership e nel frattempo fare il leader dell'opposizione - magari da outsider come Beppe Grillo - e avvantaggiarsi dei sicuri disastri di un esecutivo raffazzonato e dal fiato cortissimo. Ma è uno scenario con troppi punti interrogativi. Per questo meglio, molto meglio, la cautela.

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