Berlusconi non si fida dei pm: "Quelli mi vogliono arrestare"

La giudice Galli, che ha scritto la sentenza sui diritti tv, ora accusa: cercano di imbavagliarci. Cicchitto: "L'Anm dà di se stessa una visione angelicata"

Berlusconi non si fida dei pm: "Quelli mi vogliono arrestare"

Se non fosse stata una questione seria, l'avrebbero tutti derubricata con una risata. Invece, durante il direttivo dell'Anm, il giudice che ha presieduto il collegio della corte d'Appello che ha condannato il Cavaliere nel processo per i diritti tv Mediaset s'è davvero dilungato in un j'accuse sulla tenuta democratica del Paese. «Siamo stati lasciati soli», siamo «vittime di una lesione del diritto» e «vogliono imbavagliarci», ha detto ieri Alessandra Galli, con la proverbiale discrezione di quei magistrati che ci tengono a dare l'impressione di essere imparziali e super partes. Uno sfogo piuttosto inusuale («l'Anm fa di sé stessa una descrizione angelicata», ironizza Fabrizio Cicchitto) ma che non fa granché breccia ad Arcore, dove Silvio Berlusconi è preso da faccende che considera decisamente più serie, convinto com'è che la procura di Milano abbia già nel cassetto un mandato di arresto per il processo Ruby.

Un Cavaliere decisamente di cattivo umore, con gli avvocati che ancora ieri davano per probabile un'ordinanza restrittiva per la presunta corruzione giudiziaria di ben 32 testimoni del processo Ruby. È sostenendo che tutti i testi a favore di Berlusconi hanno mentito, infatti, che in primo grado il tribunale di Milano ha condannato l'ex premier, una sentenza che i legali del Cavaliere danno per scontato sarà confermata in secondo grado. Tecnicamente, infatti, per applicare la custodia cautelare sarebbero presenti almeno due dei tre presupposti: il rischio d'inquinamento delle prove e quello della reiterazione del reato. Senza considerare che nonostante non l'abbia fatto fino ad oggi un giudice potrebbe anche sostenere che sussiste pure la terza esigenza: il rischio di fuga.

Ecco perché il timore di Berlusconi è che quando il Senato sancirà la sua decadenza da parlamentare arriverà l'affondo della Procura di Milano. Un Cavaliere che nonostante i segnali distensivi che arrivano dal Quirinale e pure da Palazzo Chigi ai soliti ambasciatori ormai non si fida più e considera molto probabile un'accelerazione con tanto di ordinanze restrittive. L'arresto, insomma. Magari con i domiciliari, ma pur sempre comunque con una forte limitazione della sua libertà personale. Così – è il senso dei ragionamenti che fa in privato in questi giorni – pensano di riuscire a farmi fuori dalla politica, vincere quella partita che con le elezioni ancora non sono riusciti a portare a casa. Invece – questo almeno dice Berlusconi nei suoi colloqui privati – s'illudono perché «non ho intenzione di restare fermo in un angolo» e «anche se mi faranno decadere e non mi permetteranno di candidarmi resterò in campo». «In prima linea», è l'espressione che usa l'ex premier con chi ha occasione di sentirlo dopo il suo rientro ad Arcore.
Continua, intanto, la tensione col Pd. Con il Cavaliere che resta convinto saranno proprio i democratici a far saltare il banco, presi dallo scontro interno sulle primarie in vista del congresso in programma a dicembre. Perché, dice il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta, ormai «si scontrano tra loro brandelli rissosi di un partito che non esiste più» e «lo si constata ogni giorno nei continui rimpalli tra ministri e viceministri della stessa area». Mentre «loro litigano su date e regole» del congresso – dice il vicepremier e segretario del Pdl Angelino Alfano – «noi ci battiamo per le nostre idee e la nostra politica economica che è quella di non aumentare le tasse». E sarà proprio sul fronte economico – abolizione dell'Imu, stop all'Iva, riforma di Equitalia e legge di Stabilità – che si giocherà nelle prossime settimane la partita all'interno della maggioranza. E che si capirà davvero qual è il destino del governo.

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