Berlusconi ora vede nero: così non si supera l'estate

L'ex premier dopo lo stop a Palma: "Abbiamo votato Ferranti ed Epifani senza batter ciglio. Se la sinistra ha un problema con la base, non ci riguarda"

Berlusconi ora vede nero: così non si supera l'estate

«U n pessimo inizio. Così non si supera l'estate...». Dire che Silvio Berlusconi non l'ha presa bene sarebbe un eufemismo. E non tanto per la cosa in sé, per la fumata nera su Francesco Nitto Palma alla presidenza della commissione Giustizia del Senato. Quanto perché il segnale arrivato ieri dal Pd è di «una gravità inaudita».

Il Cavaliere, chiuso a Palazzo Grazioli, lo ripete più volte e a più interlocutori. Non pubblicamente certo, perché la situazione è delicata e qualunque presa di posizione potrebbe poi condizionare le mosse successive, comprese quelle di questa mattina quando la commissione tornerà a votare. Ma sull'incidente di ieri, nelle riunioni della giornata e nelle telefonate con Renato Schifani e Denis Verdini è durissimo. «Se la loro base non regge non è certo un problema mio, ditelo a chi di dovere», affonda Berlusconi. Perché «noi abbiamo votato senza battere ciglio sia Donatella Ferranti alla Giustizia che Guglielmo Epifani alle Attività produttive». Insomma – è il senso dei ragionamenti dell'ex premier - abbiamo «mantenuto gli impegni nonostante si trattasse per noi di candidati impresentabili».

E già, perché sta qui il corto circuito. Nel fatto che il Pdl ha rispettato gli accordi mentre il Pd ha fatto saltare il banco a sorpresa. In blocco, peraltro, e non con qualche franco tiratore visto che hanno votato scheda bianca ben 13 senatori su 26. Un «comportamento agghiacciante» e che dimostra una «totale inaffidabilità del Pd», dice Annamaria Bernini. Uno «sgarro gravissimo», secondo Paolo Romani visto che l'accordo cui si era faticosamente arrivati è stato «frutto di mediazioni e passi indietro». Compreso quello dell'ex ministro dello Sviluppo che era in pole position per la commissione Trasporti di Palazzo Madama. Alla fine ha rinunciato e, dicono i rumors, potrebbe presto diventare coordinatore regionale del Pdl in Lombardia.

Alta tensione, dunque, tra Pdl e Pd. Con i democratici che non riescono a tenere insieme il partito e, fa notare un ex ministro molto vicino al Cavaliere, «rischiano di dare a Berlusconi un pretesto per far ballare maggioranza e governo per settimane». E già, perché dopo che il Pdl ha rispettato gli accordi e votato anche presidenti di Commissione non graditi il veto su Nitto Palma non ha senso, soprattutto se lo si considera «colpevole» di essere stato Guardasigilli nel governo Berlusconi per neanche quattro mesi. «Già, perché – fa presente lo stesso ex ministro di cui sopra – il Pd ha formato un governo dove uno che è stato ministro della Giustizia con il Cavaliere per tre anni e mezzo adesso fa il vicepremier e guida il Viminale». Insomma, non si capisce davvero quale sia il problema. Se non quello di tenere buona una base in subbuglio, ma – faceva notare Berlusconi ai suoi – con un Pd in queste condizioni «non si va lontano».

Ecco perché – almeno alle dieci di ieri sera – l'intenzione del Pdl era quella di non cambiare cavallo e restare su Nitto Palma. «Siamo stati responsabili e abbiamo votato i candidati del Pd scelti assieme per le presidenze delle Commissioni. Ci attendiamo che il Pd – spiega il capogruppo al Senato Schifani - abbia lo stesso senso di responsabilità». Se invece Pd e Scelta Civica oggi hanno intenzione di presentare un loro candidato alternativo, è il senso dei ragionamenti che si sono fatti ieri sera a Palazzo Grazioli, allora si accomodino. Darebbero a Berlusconi – che ieri in un'intervista al Tg5 è tornato a parlare di giustizia – un pretesto per far saltare il banco.

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