Berlusconi prepara il summit per il "tagliando" all'accordo

Incontrerà Renzi venerdì o la settimana prossima con le correzioni al testo sul Senato. È contrariato per l'altolà di Strasburgo ma non ferma le riforme

Berlusconi prepara il summit  per il "tagliando" all'accordo

Riforme, profumo d'intesa. Berlusconi e Renzi, a breve, rinnoveranno il patto del Nazareno in un faccia a faccia. Quando avverrà l'incontro non è dato sapere ma nel Palazzo si vocifera che sia imminente. C'è chi avanza l'ipotesi che i due si possano vedere già venerdì a Milano, ossia il giorno successivo all'udienza del tribunale di Sorveglianza che dovrà decidere le sorti del Cavaliere. I giudici hanno, da domani, cinque giorni di tempo per depositare la sentenza con la loro decisione: servizi sociali o arresti domiciliari. C'è chi, invece, scommette che il summit ci sarà verosimilmente la settimana prossima anche perché il medico dell'ex premier, Alberto Zangrillo esclude qualsiasi intervento al ginocchio.

Futuro delle riforme e futuro del Cavaliere: i due «futuri» politicamente s'intrecciano e potrebbero accavallarsi anche dal punto di vista del calendario. Con un effetto che ha del grottesco: i magistrati potrebbero sentenziare che Berlusconi deve stare con le manette ai polsi a casa oppure essere rieducato proprio mentre lo stesso è seduto al tavolo col presidente del Consiglio per disegnare i contorni della Terza Repubblica, tanto che il Cavaliere sarebbe contrariato per il metodo con cui la Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo di ha respinto la richiesta di sospensione degli effetti della sentenza Mediaset che impedisce al Cavaliere di correre alle Europee.

Il nulla osta al summit con Renzi s'è avuto dopo un contatto tra i due via telefono e preparato da Verdini e Letta senior da una parte e Guerini e Boschi dall'altra. Che tutto vada in porto è interesse di entrambe le parti: lo vuole Berlusconi, desideroso di mettere la firma in calce all'atto di nascita della nuova Repubblica; lo vuole Renzi, desideroso di incamerare numeri certi e non imbarcarsi in un'avventura con Sel e schegge ex grilline. Premier ed ex premier se lo sono detti a voce, per telefono: «Vediamoci e discutiamone». Sembra un colloquio al miele. «Ti garantisco l'appoggio alla riforme, Matteo. Anche se su alcune cose dobbiamo ancora parlare». E l'altro: «Sì ma sui quattro paletti non transigo».

I quattro paletti sono la cornice uscita dall'accordo del Nazareno lo scorso 18 gennaio: il nuovo Senato non darà la fiducia al governo; non voterà le leggi di bilancio; i loro membri non avranno indennità; i senatori non saranno eletti. Ma la bozza del ddl Boschi presenta ancora troppi nodi da sciogliere, specie riguardo alla composizione del rinnovato Palazzo Madama. La trattativa sarà lunga e in salita ma almeno c'è. A Berlusconi, per esempio, non piace la composizione paritaria e non proporzionale perché sarebbe assurdo che i rappresentanti della Valle d'Aosta siano pari a quelli della Lombardia. E poi non piacciono quei 21 senatori nominati dal capo dello Stato.

Giovani Toti sintetizza così: «Il ddl presentato dal governo per la riforma del Senato non ci piace, è brutto». Salvo poi aggiungere: «Ma non credo che faremo maggioranze parallele sulle riforme». E ancora: «Forza Italia vuole che ci siano delle buone riforme che servano al Paese nei prossimi 20 anni. Sediamoci ad un tavolo e discutiamo. Siamo motore di un processo riformatore e abbiamo diritto di avere voce in capitolo e di discuterne con pari dignità». Pari dignità. Nonostante tutto e nonostante, soprattutto, la spada di Damocle dei magistrati di Milano. Verso i quali Toti si rivolge così: «Berlusconi non in campo in campagna elettorale? Non esiste questa eventualità, lo escludo. Il tribunale non può privare il leader dei moderati dell'agibilità politica».

E Berlusconi, per l'ennesima volta, è pronto a buttarsi in una campagna elettorale che si preannuncia difficile. Forse la più difficile dove l'avversario è l'alleato obbligato sulle riforme.

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