Berlusconi punta a rinviare il D-Day

Il leader del Pdl in conclave con la famiglia: inviti alla prudenza e pressing sul Quirinale. L'obiettivo è guadagnare tempo sulla decadenza. I pontieri assicurano: con il Pd e Napolitano uno spiraglio c'è

Berlusconi punta a rinviare il D-Day

Roma - Obiettivo numero uno: rimandare il plotone d'esecuzione. Berlusconi veste ancora i panni della colomba. Si morde la lingua, lascia fare a chi gli consiglia l'estremo sforzo di prudenza. I moderati e i trattativisti del Pdl, Gianni Letta in testa, che lavorano sul fronte Pd e Quirinale. Ma poi ci sono anche e soprattutto i figli, con cui ieri il Cavaliere era in conclave, che predicano prudenza e insistono affinché non si plachino le pressioni sul Colle per un atto di clemenza e/o la commutazione della pena per scongiurare gli arresti domiciliari. Che per l'ex premier sarebbero una prova durissima, un'onta insopportabile. Poi ci sono i consiglieri alla Confalonieri e alla Doris - che vedrà oggi come tutti i lunedì - che tirano in ballo le aziende e gli prospettano scenari inquietanti. Fosse per lui, il Cavaliere avrebbe già gridato in tv cosa pensa di Napolitano, della sinistra, dei giudici. Ad Arcore, con l'umore sotto i tacchi e il telefono che squilla in continuazione, chiede a tutti: «Tu che pensi?». Sente opinioni contrastanti e ammette le ragioni degli uni e degli altri. Per ora decide di non decidere. Di aspettare. Resterà su questa linea almeno fino a quando la giunta del Senato comincerà a vagliare il suo caso. Berlusconi ci crede poco ma accetta, suo malgrado, di attendere il patibolo del 9 settembre con la speranza che la ghigliottina non cada immediatamente. Sulla carta, il Pd muore dalla voglia di sparare per uccidere definitivamente il nemico storico. Berlusconi lo sa bene e all'idea non può che rispondere: «Se cado io cade tutto». Lo ripete da sempre, a prescindere dai toni, più o meno ultimativi. Su questo concordano tutti, falchi e colombe. Ma le seconde giurano che uno spiraglio c'è. Continuano a ripetergli che sebbene sia difficile far digerire alla sinistra il cosiddetto «lodo Violante» con il conseguente ricorso alla Corte costituzionale, almeno si potrebbe puntare all'obiettivo minimo: «Guadagnare tempo». Lungi dal salvare il Cavaliere, il Pd può però garantire al nemico la massima attenzione alla sua difesa, quantomeno rimandando il suo assassinio politico. A quando, non è dato sapere.
E qui intervengono i falchi che gli ricordano come è andata finora: «Ti hanno sempre chiesto di fare sacrifici e di essere responsabile perché il tuo atteggiamento avrebbe pagato. Invece... E l'ultima mossa della nomina di quei senatori a vita è stata fatta soltanto per disarmarti e blindare il governo Letta». Berlusconi condivide anche questa lettura. Nel contempo, però, ammette il rischio di non riuscire ad ottenere il voto in caso di crisi. In fondo Napolitano l'ha già detto: col Porcellum niente scioglimento delle Camere. E ancora: c'è chi giura che tra un manipolo di pidiellini e una pattuglia di grillini, un Letta bis nascerebbe in quattro e quattr'otto.
Così, Berlusconi lascia che i suoi ambasciatori continuino a lavorare sui due fronti aperti: Pd per il voto in Senato e Napolitano per la grazia e/o la commutazione della pena. Due strade in salita. La richiesta di un atto di clemenza non è scartata ma di certo non alle condizioni poste dal Colle. A chiederla, eventualmente, non sarà il Cavaliere ma un suo legale. Basterà per Napolitano che, prima di ferragosto, gli ha però dettato delle condizioni capestro?