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Biennale, Buttafuoco: "Siamo liberi e audaci". Sit in delle Pussy Riot davanti al padiglione russo

Presentata la mostra delle polemiche, proteste con fumogeni rosa. L'ambasciatore russo: "Italia bersaglio di brutale diktat Ue"

Biennale, Buttafuoco: "Siamo liberi e audaci". Sit in delle Pussy Riot davanti al padiglione russo
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Grazie al ministero della Cultura nella persona del ministro Alessandro Giuli e a tutte le istituzioni dl territorio che sostengono le iniziative della Biennale". Così il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha aperto il suo intervento al Teatro Piccolo dell'Arsenale al termine della conferenza stampa di presentazione della 61/a Esposizione internazionale d'Arte.

"Andare avanti, avere audacia, sviluppare in libertà i vostri progetti. Questo lo raccomada il presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto ha detto quale è il mandato dell'arte e della cultura: libertà e audacia. Ebbene eccoci", ha continuato

Ma non si placano le polemiche per il padiglione russo. "È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la direzione della Biennale, sia divenuta bersaglio di un inaccettabile, brutale diktat e di pressioni da parte dell'Ue, i cui anonimi burocrati, negli ultimi anni, hanno fatto di tutto per far calare, dalla loro parte, una 'cortina di ferro' che impedisce qualsiasi scambio culturale, educativo e scientifico tra i Paesi Ue e la Russia". Lo ha scritto su Facebook l'ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, che oggi ha inaugurato il padiglione russo della Biennale di Venezia. "С'è davvero del morboso e dell'irragionevole nell'ossessione dell'Unione Europea di colpire la cultura e l'arte russe con le sanzioni e con le restrizioni di ogni genere", ha aggiunto il diplomatico. "Sappiamo bene che in Italia la maggioranza delle persone di buon senso non condivide questo approccio e non aspira a rescindere i secolari legami culturali con la Russia, di cui uno dei simboli è proprio il padiglione russo a Venezia", ha proseguito Paramonov definendo "assurda l'affermazione secondo cui la presenza di oltre 50 giovani musicisti, filosofi e poeti russi, nonché dei rappresentanti di Argentina, Brasile, Italia, Mali, Messico e USA, coinvolti nel nostro progetto, possa costituire un attentato all’unità dell’Occidente o addirittura una sua sconfitta". Paramonov ha concluso il suo post affermando che "la nostra presenza alla Biennale testimonia soltanto la disponibilità della Russia, così come di molti altri Paesi, di continuare a parlare con l'Italia non attraverso diktat e prepotenza, ma con il linguaggio della cultura e dell’arte, portando avanti un dialogo normale, rispettoso e paritetico".

Intanto, si è assistito ad un'alleanza tra le Pussy Riot e le Femen che a Venezia hanno guidato una protesta con una ventina di partecipanti davanti al padiglione della Russia alla Biennale. È stato un sit in, con il volto travisato da passamontagna di color rosa, durato circa un quarto d'ora dove sono stati accesi dei fumogeni di color giallo e blu, e sventolando bandiere dell'Ucraina, e lanciato slogan contro la Russia anche con cartelli esposti davanti al padiglione. La situazione è tranquilla e la Digos ha tenuto a bada le dimostranti senza alcun incidente. Le Pussy Riot, il collettivo punk rock russo noto per il loro arresto in Russia con l'accusa di 'teppismo e istigazione all'odio religiosò per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un'esibizione non autorizzata contro Putin avevano preannunciato la protesta alla quale si sono unite le Femen, il movimento femminista di protesta ucraino fondato a Kiev nel 2008 da Oksana Šačko, Hanna Hutsol e Inna Shevchenko.

Inizialmente era stato dato appuntamento ai giornalisti in una zona di Venezia al quale non si sono presentate e con un diversivo hanno compiuto il blitz al padiglione russo, azione bloccata poi dall'intervento della polizia che non si è lasciata ingannare dal depistaggio.

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