La Boldrini dichiara guerra al lusso. Ma vive da regina

L'ultima gaffe della presidente dei deputati: chiede meno resort per turisti danarosi e più centri di accoglienza, però si dimentica le comodità del suo Palazzo

La Boldrini dichiara guerra al lusso. Ma vive da regina

Deve aver scambiato lo scoglio di Lampedusa con la reggia di Montecitorio. Laura Boldrini tiene una predica quaresimale come se fosse aggrappata all'ultimo lembo d'Europa, e invece tuona dal trono più alto della casta. Contraddizioni in una nuvola di incenso. La regina lancia messaggi improntati al più intransigente pauperismo e propone una filosofia tardosovietica che si può riassumere in uno slogan: meno resort per turisti danarosi e più centri d'accoglienza per migranti. Insomma, siamo all'ennesima variazione dell'intramontabile adagio caro alla sinistra massimalista: anche i ricchi piangano. Nel Palazzo, quello che lei presidia, la dieta è di là da venire. I tagli, per ora, fanno male alla carne viva del Paese. Laura Boldrini è troppo impegnata nel difendere la parità di genere, nello sventare complotti sessisti e nel salire al volo, con fidanzato al seguito, sul volo di Stato diretto in Sudafrica per i funerali di Mandela. Il resto conta poco, come le briciole cadute dalla tavola imbandita. I numeri della Camera, anche quelli sontuosi della vergogna, le scivolano addosso: «casa Boldrini» è una corte con 1.491 dipendenti, palazzi fastosi e saloni luccicanti; del resto lei è la terza carica dello Stato e si sa che la forma può anche essere il biglietto da visita della sostanza. Ma quello che vale alla Camera evidentemente non ha rilevanza nel resto del Paese. Così la Boldrini si sente in dovere di puntare il dito contro l'industria del turismo di lusso, uno dei pilastri della già fragile economia del Paese. «Non possiamo - afferma il presidente della Camera - senza una insopportabile contraddizione, offrire servizi di lusso ai turisti affluenti e poi trattare in modo, a volte inaccettabile, i migranti che giungono in Italia dalle parti meno fortunate del mondo, spesso in condizioni disperate».

Intendiamoci: Laura Boldrini ha vissuto a lungo sulla prima linea dell'emergenza immigrazione e ha sviluppato una sensibilità verso gli ultimi che va rispettata. Fa anche bene a frustare le contraddizioni della società, ma se si è in cima alla piramide della politica italiana e si è al vertice della casta e di quel mondo di privilegi che abita nel Palazzo, allora ci vorrebbe un approccio diverso. Più realistico, meno apocalittico e moralistico. Insomma, chi guida dovrebbe essere portatore di consapevolezza e sapere dove poggia i piedi. Va bene sfruttare il vento di sobrietà che aleggia dalle parti di Montecitorio e Palazzo Madama per tagliare alcune prebende scandalose. Sacrosanto. Ma Boldrini è oltre: si abbevera ai pozzi della demagogia e spara ad alzo zero sull'industria del divertimento che fra l'altro è uno dei grandi patrimoni di questo Paese e meriterebbe il massimo riguardo. Boldrini confonde i piani, dimentica il contesto. Straccia la cartolina Italia, che dovrebbe essere difesa dalle massime autorità, e si comporta come se fosse ancora portavoce dell'Alto commissario per i profughi. Invece, potrebbe e dovrebbe tutelare il marchio Italia in tutte le sue declinazioni e darsi da fare per accorciare la distanza che separa il Palazzo dal Paese. Montecitorio ha un esercito di quasi 1500 dipendenti, come una grande azienda, e gli stipendi non sono quelli del Paese normale e nemmeno quelli di un hotel a cinque stelle: un barbiere arriva a 136mila euro l'anno, il segretario generale a 406mila. E ancora, pescando qua e là in un elenco interminabile e grandioso di voci, si scopre che un consigliere parlamentare può incassare fino a 358mila euro e un documentarista può raggiungere quota 237mila. Cifre lunari per i colleghi che lavorano in palazzi senza fregi e valletti. Invece sono questi gli standard di casa Boldrini. Intorno al presidente si muove un apparato imponente, un apparato che se vuole mostra i muscoli e dimostra riflessi insospettabili. Quando su Internet comparvero le immagini deprecabili di una finta Boldrini nuda, immediatamente le forze dell'ordine e la magistratura si attivarono con una velocità sbalorditiva, disponendo perquisizioni e oscuramenti istantanei di blog. Difendere migranti e clandestini dalla capitale, anzi dalla mangiatoia inesauribile del Parlamento non aiuta la causa degli ultimi. Invece di attaccare resort e relais, Boldrini potrebbe preoccuparsi della spending review, almeno nel perimetro di Montecitorio. E alzare la voce non contro i grandi alberghi ma contro la grande latitante: l'Europa. La Ue che promette mezzi e uomini ma non mantiene e al momento giusto si defila, lasciando l'eterna emergenza nelle mani degli italiani. Ma, si sa, c'è chi crede che la politica sia una filastrocca di slogan contro ricchi e riccastri.

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