Nonostante le polemiche, i ricorsi e le direttive ministeriali che hanno frenato la generalizzazione del limite dei 30 km/h, il Comune di Bologna rilancia: la nuova frontiera della mobilità urbana si abbassa ulteriormente: arrivano le “Zone 20”, parte di un progetto europeo. Chi guida sa benissimo che si tratta di un limite talmente basso da risultare quasi impossibile da mantenere, che costringe l’auto a viaggiare a viaggiare con i giri del motore bassissimi, che aumentano inevitabilmente le emissioni.
Infatti, il tema green portato avanti e sposato dalla sinistra si scontra inevitabilmente con la fisica e con la termodinamica: i motori della maggior parte delle auto, infatti, non sono strutturati per viaggiare a quelle velocità e a marce basse perdono, inevitabilmente, di efficienza. Quindi, in una zona che si pretende essere con meno inquinamento perché costellata di scuole, si aumentano le emissioni ma si impennano anche i consumi delle vetture. Perché non pedonalizzare, allora? Se l’obiettivo fosse davvero la tutela totale di aree sensibili come le scuole, la chiusura al traffico sarebbe la scelta più lineare. Esistono già zone pedonali che garantiscono l'accesso ai residenti e ai mezzi di soccorso ma la "Zona 20", per quanto prevista dal codice della strada, sembra che serva a altro, ossia a ribadire un primato ideologico.
Un braccio di ferro con il governo che ha smontato le “Zone 30” generalizzate del progetto della giunta di Bologna, che viene rilanciato con la “Zona 20” che, anche se circoscritta, diventa un ostacolo per gli automobilisti. Con la “Zona 20”, teoricamente, lascia la strada aperta a tutti ma viene resa così “scomoda” e lenta che appare come una forma di dissuasione psicologica più che un divieto fisico. Si tratta di un progetto pilota che dovrebbe partire a giugno e che potrebbe anche non esaurirsi con la zona per ora individuata ma potrebbe poi espandersi ad altre aree circoscritte.
Ha tutte le caratteristiche per apparire come una sfida ideologica: da un lato si rispetta la richiesta del Ministero di essere specifici, dall'altro si abbassa ulteriormente il limite, dimostrando di non voler arretrare sulla visione di “città lenta”.